
1916 battaglie d'autunno 1917 lotta sulle vette 1918 guerra di mine
Cronologia
dei combattimenti sul Pasubio 1915 - 1918
24 maggio 1915 I battaglioni
alpini Vicenza e Val Leogra occupano le principali posizioni abbandonate
dagli austriaci mentre il passo della Borcola viene occupato dal
79º Roma.
28 maggio 1915 L'occupazione
della vetta viene completata con altre due compagnie di fanteria
e con una batteria da montagna.
3 giugno 1915 Reaprti della
9ª div. italiana occupano i forti austriaci Matassone e Pozzacchio
mentre sul Col Santo la 57ª batteria da montagna si insedia
sotto la protezione degli alpini del Val Leogra.
10 giugno 1915 Sotto la minaccia
delle cannonate del forte austriaco Serrada e delle batterie del
Finonchio e di Nauk vieme rafforzata l'occupazione del Col Santo
con la partecipazione del III/79º e di artiglieria tra cui
una batteria da 149 G.
8 luglio 1915 Scontro a fuoco
tra gli occupanti di una trincea austriaca e reparti del 113º
regg. italiano a malga Sarta vicino al passo della Borcola. In Val
Terragnolo la 9ª comp. del 79º Roma occupa Costabella.
18 novembre 1915 I fanti della
Roma estendono l'occupazione oltre gli abitati di Piazza e Valduga
portandosi sino alla località Potrich.
23 novembre 1915 Il piccolo
altopiano di Mòscheri, sotto il Col Santo, viene occupato
assieme alle contrade di Vanza, Pozza e Boccaldo.
25 novembre 1915 Gli italiani
si spingono oltre il torrente Leno di Terragnolo in località
San Nicolò.
6 dicembre 1915 Anche le contrade
Mòscheri e Toldo vengono definitivamente sgomberate dalle
truppe austriache.
10 dicembre 1915 Le posizioni
avanzate italiane (ora forse troppo avanzate) giungono a Senter.
Nel corso dello stesso mese si completa l'avanzata verso Rovereto
con le linee italiane a ridosso del colle Zuech stese tra Castel
Dante (odierno sacrario) e Sich, balcone sulla Vallarsa. La
linea del Pasubio, nel primo anno di guerra, è rimasta oltremodo
tranquilla se paragonata alle battaglie condotte sui vicini altopiani.
Le difficili posizioni che si fronteggiano sulla riva destra del
Leno di Terragnolo non consentono del resto offensive di ampio respiro.
Gli austriaci suppliscono alla mancanza di soldati con le mitragliatrici
e coi cannoni. Gli italiani hanno i soldati ma non hanno cannoni
e poche sono le mitragliatrici. In definitiva siamo di fronte ad
una linea in stallo dove la maggiore attività è quella
di rendere più confortevoli e sicure le postazioni.
Inverno 1915-1916 Solo scaramucce
di pattuglie animano le linee davanti al Pasubio. I comandi italiani
pensano sia inutile rafforzare le linee del massiccio ritennedo
possibile un ulteriore avanzata sino alla linea dei forti imperiali
di Folgaria. Molta neve e pochi attrezzi rendono comunque inutili
anche i lavori programmati. Gli austriaci sono invece occupati nel
progetto di una grande offensiva di primavera. Non pensano opportuno
un attacco diretto al Pasubio ritenendo che il massiccio potrebbe
comunque cadere se aggirato sui lati vallivi. Per aprile si prevede
l'impiego di una divisione di truppe da montagna con il compito
di esercitare pressione in Vallarsa e in Val Terragnolo contro il
passo della Borcola. Il cosiddetto Sbarramento Agno-Posina, italiano,
viene difeso dalla brigata Roma e dai btg. alpini Val Leogra e Monte
Berico. Il rapporto delle forze contrapposte sembra condannare gli
italiani a priori. In realtà il terreno molto accidentato
non permette la manovra di grandi masse di soldati per cui il supposto
vantaggio austriaco si ridurrà, a maggio, allo scontro tra
pari forze della dimensione di circa due compagnie per ciascun contendente.
L'assenza di mitragliatrici, trincee e ricoveri sarà la vera
causa della sconfitta iniziale italiana.
10
settembre 1916 Gli alpini del Vicenza,
sul costone della Lora, resistono ad un deciso attacco austriaco.
Elementi del III/157º Liguria e del III/158º occupano
il cosiddetto cocuzzolo del Carabiniere e quello dei Morti. Altri
attacchi italiani sono portati dal costone della Lora (btg. alpini
Aosta) e sul Cosmagnon (VII bers. ciclisti).
5-6 ottobre 1916 Ricognizioni
aeree e la comparsa di una misteriosa baracca austriaca vicino alle
selletta tra i Denti fanno supporre la costruzione di qualche passaggio
sotterraneo in direzione del Dente italiano. Rilevanti fonici tuttavia
escludono per il momento lavori di mina. Tuttavia per la prima volta
si parla dell'eventualità di una guerra di mine sul Pasubio.
9 ottobre 1916 Offensiva generale
di tutte le truppe della 44ª div. italiana. Gli alpini del
Monte Berico avanzano sotto il Dente austriaco occupando la prima
linea di trincee avversarie. Il I ciclisti avanza sul Cosmagnon
resistendo ai contrattacchi nemici. Assieme agli alpini del Val
Toce presidiano anche quota 2043 della Lora. Dal Cosmagno parte
un assalto del btg. alpino Exilles che irrompre nelle prime linee
sotto il Dente austriaco.
10 ottobre 1916 La quota 1985
ad ovest di cima Palon, i Panettoni e la selletta dei Tre Alpini
vengono vittoriosamente attaccate dagli alpini dell'Adamello e del
Suello. Il passo e la cresta del monte Menderle sotto occupati
da una compagnia dell'Aosta assieme ai bersaglieri ciclisti del
VII e del I. Il terreno tra quota 2043 della Lora sino ai Sogi viene
conquistato dai fanti della brigata Puglie. Sotto il Rojte si spinge
il II/79º Ancona sostenendo forti contrattacchi avversari.
É il punto di massima penetrazione italiana.

17 ottobre 1916 Alle pendici
del monte Rojte gli austriaci del 1º regg. e del 3º Kaisejäger
sferrano il primo attacco organizzato dopo la difesa dei giorni
precedenti. Sul posto resistono con valore il III/85º Verona
ed il btg. alpino Val d'Adige. Un improvviso attacco del battaglione
Aosta, con una compagnia del 157º, penetra con successo nella
trincea avanzata circolare del Dente austriaco.
18 ottobre 1916 Sul Dente
austriaco le truppe italiane sono costrette a ripiegare per tornare
poi al contrattacco ed occupare nuovamente le posizioni perdute.
19 ottobre 1916 Un intenso
e preciso bombardamento austriaco precede l'assalto generale. La
quota 2200 del Dente austriaco viene nuovamente occupata dagli austriaci
nonostante la tenace resistenza dei battaglioni Val Maira e Suello.
20 ottobre 1916 L'attacco
italiano ha in pratica fruttato la conquista di gran parte dell'Alpe
di Cosmagnon consentendo alle truppe di avere linee meglio organizzate
e non più costruite sul ciglio del massiccio con i precipizi
alle spalle. Inizia il maltempo che impedirà le operazioni
sino a primavera 1917. Neve abbondantissima.
24 dicembre 1916 Nella zona
della 44ª div. viene istituito il "posto di ristoro"
per le truppe. Si tratta del primo esempio di "osteria"
in zona di guerra. Visto il successo dell'iniziativa tutto l'esercito
adotterà la nuova struttura denominandola in seguito "Spaccio
cooperativo".
gennaio, febbraio, marzo 1917
I genieri austriaci sono ora al lavoro per costruire una serie di
gallerie sotterranee.
aprile 1917 Anche gli italiani iniziano i lavori per creare una
rete di tunnels sotterranei ed eventualmente controbattere la mina
austriaca con una contromina.
20-21 maggio 1917 Ad ovest
di cima Palon pattuglie d'assalto austriache, dopo un intenso bombardamento
diventato violento alle 22.45 del 20 notte, attaccano le linee del
Panettone (detta Collina delle Caverne). Due compagnie del 65º
Valtellina sono sorprese e scacciate dalla posizione. Già
a mezzanotte però si riorganizza il contrattacco italiano
grazie ad unità del 65º, al II/158º btg. ed agli
alpini del Morbegno. Alle 0.40 la lotta diventa generale ed all'una
di notte gli austriaci si ritirano. Perdite austriache: 4 morti,
22 feriti e 2 dispersi. Perdite italiane: 194 dispersi.
5 settembre 1917 Nella notte
tra il 4 ed il 5 settembre frana, dai roccioni della Lora, una parete
di roccia alta 25 metri travolgendo le baracche dell'alta Val Prigioni.
Gli italiani lamentano la perdita di 200 militari.
29 settembre 1917 Esplode
la prima mina del Pasubio. La camera di scoppio è stata ricavata
dagli austriaci sotto la selletta tra i Denti. L'esplosione uccide
due capitani e 18 minatori al lavoro nella galleria "Napoli"
più per ferite da spostamento d'aria e per intossicazione
da gas che per effetto diretto dello scoppio. La galleria italiana
infatti non subisce danno gravi.
2 ottobre 1917 Terminata la
galleria avanzata "Napoli", gli italiani fanno esplodere
la prima contromina. Alle 9.20 16 tonnellate di gelatina esplosiva
provocano un cratere profondo 20 metri e di 40 m di diametro. L'esplosione
coinvolge un cunicolo di sicurezza austriaco senza toccare il sistema
principale sotterraneo. Tuttavia lo spostamento d'aria ed i gas
causano la morte di 17 minatori imperiali. Altri 50 soldati rimangono
feriti o intossicati nel parapiglia generato dall'incontro sotterraneo
tra chi cercava scampo dai gas e le pattuglie d'assalto mandate
avanti per bloccare eventuali attacchi italiani.
22 ottobre 1917 Una tonnellata
di gelatina viene fatta esplodere dagli italiani alle 16.30 nel
tentativo di arrestare i lavori sotterranei avversari. L'esplosione
non recò danni importanti ad uomini e materiali.
24 dicembre 1917 L'imminente
Natale viene celebrato con un duello di esplosioni sotterranee.
Gli italiani stanno procedendo ad intasare una camera di scoppio
riempita di 1700 Kg di gelatina quando alle 5 e 6 minuti scoppia
una mina austriaca di 6400 Kg di esplosivo. Esplosioni avvengono
a destra ed a sinistra del pozzo di caricamento dell'ordigno italiano
sottoponendo tutta l'area ad una violenta scossa. Una sessantina
di soldati italiani trovano la morte nello scoppio ed alcune gallerie
importanti del sistema italiano rimangono danneggiate. L'esplosivo
italiano però non è scoppiato per commozione e pertanto
la mina italiana, ormai inutile, viene scaricata.
21 gennaio
1918 6 quintali di gelatina esplosiva
sono fatti brillare dagli italiani per controbattere il caricamento
di una mina avversaria. Scarsi i danni ai due sistemi sotterranei.
2 febbraio 1918 Alle 3 di
notte gli austriaci fanno brillare 3800 Kg di esplosivo. L'impressione
del botto è enorme. "Il monte sembrò sollevarsi
e ricadere su se stesso come un coperchio di pentola." Gravi
i danni alle strutture del sistema avanzato italiano ma, per fortuna,
scarse le perdite in uomini.
4 febbraio 1918 Una piccola
mina austriaca viene fatta saltare per arrestare i lavori italiani.
Lo scoppio trova sfogo nei recessi causati dalla precedente esplosione
e non arreca alcun effetto.
13 febbraio 1918 Anniversario
dell'arma italiana del genio. Una mina italiana viene fatta brillare
e per simpatia un'altra piccola mina italiana salta in aria. I risultati
sembrano nulli. Tuttavia dopo un'ora dallo scoppio il monte viene
nuovamente scosso da un boato. Colonne di gas infiammato percorre
le gallerie austriache causano panico, feriti ed almeno 8 morti.
Anche una squadra di dieci minatori italiani viene investita dalle
fiamme. Due restano arsi vivi ed 8 ustionati. Probabilmente lo scoppio
ha innescato un incendio nel sistema sotterraneo austriaco che ha
lentamente raggiunto qualche deposito di esplosivo determinando
la deflagrazione ritardata.
5 marzo 1918 Una contromina
italiana esplode con lo scopo di rallentare i lavori austriaci.
Dense colonne di fumo si innalzano dal Dente austriaco facendo sperare
i comandi italiani di aver ottenuto risultati determinanti. Tuttavia
lo scoppio non ha arrecato danni gravi.
13 marzo 1918 Esplode la più
grande mina austriaca sul massiccio. Gli italiani la notte precedente
hanno caricato una camera di scoppio con una tonnellata e mezza
di gelatina pronta a brillare per il giorno 13. Alle 5.27 tuttavia
salta in aria la mina austriaca, la più potente sinora caricata.
In due camere di scoppio infatti sono stati stipati 50.000 Kg di
Dinamite che esplodono con effetto devastante. Il Dente italiano,
avvolto da fiammate alte 30 metri, viene devastato ed il suo sperone
avanzato crolla sconvolgendo il profilo della montagna. 54 morti
e 29 feriti o intossicati sono il bilancio delle perdite italiane.
Tra gli austriaci vi sono alcuni morti e molti feriti a causa dei
gas infiammati che hanno risalito le gallerie imperiali.
10 maggio 1918 Gli italiani
attaccano monte Corno Battisti. La 2ª compagnia del III reparto
assaltatori e pattuglie della brigata Murge si spingono fino alle
posizioni di vetta. La quota 1801 del monte rimane in mano austriaca
ma cade la quota 1765. Gli austriaci che l'hanno difesa restano
intrappolati nelle proprie caverne. Gli attaccanti rimangono bloccati
in una posizione precaria dove non riescono ad affluire i rinforzi.
11 maggio 1918 Alle 21 di
sera 26 Kaiserjäger, ivi accorsi con una mitraglia, si barricano
in due caverne sulla cima del Corno resistendo al fuoco italiano.
13 maggio 1918 Un gruppo di
arditi del III reparto attaccano, alle 15, dopo un'ascesa in parete,
le posizioni di cresta difese dai valorosi Kaiserjäger. L'impresa
alpinistica è di grande valore poiché portata senza
allarmare i difensori della cresta che muoiono o cadono prigionieri.
17 maggio 1918 Dopo due precedenti
tentativi falliti, gli austriaci lanciano il terzo decisivo contrattacco
per riprendere monte Corno. Un intenso bombardamento precede l'assalto
e ciononostante l'operazione non ha successo.
26 maggio 1918 Gli austriaci
tentano un attacco notturno per riprendere le posizioni perdute
sul Corno. Anche questo tentativo viene respinto.
26 settembre 1918 Ancora un
attacco a monte Corno Battisti. Dopo un'estate tranquilla l'artiglieria
austriaca bombarda la vetta del monte, difesa da un reparto del
2º bersaglieri. L'assalto portato fulmineamente ha successo
tanto che le posizioni di vetta sono conquistate dai Kaiserjäger.
La risposta tempestiva dell'artiglieria italiana, tuttavia, ricaccia
gli attaccanti nelle posizioni di partenza.
2 novembre 1918 É in
corso l'offensiva decisiva sul Piave e sul Grappa. Sul Pasubio si
muovono le colonne della brigata Piceno. Avanzano senza incontrare
resistenza sino a monte Testo e a Buse Bisorte. Un'altra colonna
di fanteria italiana si porta al passo della Borcola e di lì
in Val Terragnolo raggiungendo il paese di Piazza. Il Pasubio è
finalmente liberato e torna definitivamente in mano italiana.
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