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Strafexpedition ed Austria       La Parte italiana      La memoria del soldato     Bibliografia  

É abbastanza singolare come, dopo 80 anni dalla fine della Grande Guerra, pochi, in Italia, abbiano ritenuto opportuno analizzare la vasta memorialistica italiana riguardante la Grande Guerra. Il libro di M. Isnenghi, "Il mito della grande guerra" (Bari, Laterza 1970) è senza dubbio uno di questi pochi in grado di proporre, infatti, una analisi della formazione dei mito bellico attraverso la rivisitazione degli scrittori e letterati che ci hanno tramandato memorie personali. Tuttavia questa elegante trattazione del culto della guerra, come "farmaco culturale", non analizza le fonti memorialistiche ritenute spesso meno nobili dal punto di vista letterario. Ci riferiamo alle testimonianze di illetterati ed alla storia tramandata a voce (oral history), un genere storico-letterario che riscuoteva successo soprattutto in Inghilterra. Lo stesso Isnenghi, per altro, ne aveva auspicato la diffusione in un intervento sulla rivista Passato e Presente, anno 1986, a commento dell'interesse letterario suscitato dai nuovi approcci alla storiografia riguardante la Prima Guerra Mondiale. Il grande interesse che circonda gli eventi della Prima Guerra Mondiale (che risulta, almeno in alcune città, in una rapida vendita e consumo di libri antichi e moderni di storia contemporanea), avrebbe dovuto in qualche modo incoraggiare una simile opera.
Presso altre nazioni questo si è già tentato ed ancora adesso sono diffuse le pubblicazioni e le ricerche di testimonianze scritte ed orali. Per molto tempo si è disquisito se la memorialistica fosse stato un fatto borghese, riservato a persone colte o letterate (in genere ufficiali superiori e subalterni) e se le testimonianze avessero rilevanza di fonte storica.
In Italia purtroppo le discussioni hanno prodotto simposi ma non pubblicazioni cosicché molte testimonianze che potevano essere raccolte o pubblicate sono andate perdute definitivamente. Siamo infatti nell'anno in cui i "Ragazzi del '99" hanno raggiunto le 100 primavere e quindi il momento di raccogliere testimonianze orali è purtroppo terminato completamente. Difficile dire se vi siano molte testimonianze scritte ancora da pubblicare presso privati o archivi pubblici, anche se è facile supporre di sì.
La pubblicazione in Italia del volume di Paul Fussell, "La Grande Guerra e la memoria moderna", ha innescato una serie di interventi sul tema. In Gran Bretagna le opere della Lyn Macdonald, di John Laffin e di Peter Liddle continuano la tradizione della scrittura di diari e della trascrizione della raccolta delle testimonianze orali. In Italia si ristampano vecchie memorie soltanto in qualche edizione locale grazie a pochi gruppi di lavoro che riesumano vecchi memoriali e diari di guerra.
Il paese dove forse le testimonianze hanno maggiormente abbondato in passato è la Francia. Eppure anche là sono uscite solo poche antologie di diari e racconti, soprattutto in confronto alla vasta saggistica sulla Grande Guerra. Merito dell'editoria transalpina, in ogni caso, fu quello di dare alla stampa, attorno al 1930, un importante volume di bibliografia critica sui memoriali, intitolato "Temoins", scritto da un francese reduce di guerra, Jean Norton Cru. L'autore tornato dagli USA per combattere (in Francia dal 1914 al 1918) riuscì, dopo la guerra, a raccogliere e leggere le memorie di ufficiali e di semplici soldati, nonché ad analizzarne i contenuti. La sua opera, che eliminava tutti i libri recanti contenuti francamente falsi e retorici, destò naturalmente violente polemiche di contesto non solo storiografico ma anche letterario. La contestazione più evidente venne dagli autori di celebri romanzi-memoria di guerra come Barbusse e Dorgeles, della cui opera si negava l'attendibilità storica.
Dopo 50 anni Fussell, nell'opera citata, analizzava la memorialistica inglese, evidenziando più le opere migliori dal punto di vista letterario, che quelle brutalmente realistiche. Egli non considerò assolutamente di tentare un approccio della testimonianza orale, unica possibile per le persone non istruite.
Per quanto inerente i paesi di lingua tedesca noi non conosciamo nè la quantità della memorialistica legata alla Grande Guerra, nè la sua esatta collocazione nella storiografia fatta eccezione per le memorie delle persone "importanti". Appare evidente come il fenomeno nazista ed il disfacimento della monarchia austro-ungarica di fatto avevano reso faticoso il raccogliere testimonianze realistiche. Le numerose pubblicazioni, naturalmente, accettavano soltanto gli aspetti utili agli scopi di propaganda politica e militare. Gli exploit di Erich M. Remarque e Arnold Zweig, più letterati che storiografi, destarono curiosamente l'impressione di memorialisti tedeschi dal volto umano in contrapposizione con lo stereotipo dell'unno barbaro e sanguinario, allora dominante. Il contraltare ai kriegsromane di Remarque ed altri fu, forse, Ernst Jünger, autore di una serie di memorie in cui traspariva un forte spirito revanscista germanico. Alcuni recenti lavori, invece, ricordano quelli citati di Isnenghi e Fussell (come Momber, Eckhardt, " 's ist Krieg!  's ist Krieg! Versuch zur deutschen Literatur über den Krieg 1914-1933", 1981, Verlag Das Arsenal.
In Italia il fascismo incoraggiò una vasta serie di pubblicazioni francamente esageratamente celebrative e poco aderenti alla realtà storica, mentre il dopoguerra vide con cautela l'emergere o la ristampa di memoriali forse più obiettivi ma, talora, addirittura troppo "guidati" ad evidenziare i terribili effetti della guerra (basta ricordare l'indirizzo culturale e politico degli anni '60 e '70).
Volendo tentare di fare, con la letteratura italiana, quello che Cru fece in Francia è necessario introdurre il criterio seguito dall'autore transalpino per classificare le memorie di guerra.
Innanzitutto non erano considerate, dall'autore, le memorie dei "Capi" ovvero di tutte quelle persone che occupavano posti di comando. Cru studiava solamente le memorie del soldato, del "poilu" francese che aveva condiviso le sue stesse esperienze di trincea. In base a questo protocollo erano escluse anche le memorie appartenenti a soldati delle retrovie, che non erano compartecipi delle azioni descritte, ma che ne riferivano per "sentito dire". La Prima Guerra Mondiale infatti presentava per la prima volta il fenomeno di una memorialistica di massa, in ragione del fatto che la coscrizione obbligatoria per la prima volta mobilitava tutte le classi borghesi e vaste categorie di lavoratori al fronte. Non tutti però erano ritenuti in grado di suggerire un'esperienza realistica al lettore; soprattutto per chi abbelliva il racconto, ornandolo di buone frasi e particolari inutili e falsi. Medici, preti, professionisti erano per Cru le fonti del ricordo più rappresentati nell'Armée e costoro sono i testimoni più frequenti. Per l'autore, tuttavia, avevano maggiore valore le descrizioni che lui garantiva come veridiche in quanto comuni alla propria esperienza. Memoriali stilisticamente perfetti e bei romanzi non destavano la sua curiosità.
Era, pertanto, importante avere visto la guerra "da vicino", avervi partecipato descrivendola come in una esperienza giornalistica ante-litteram. Con queste direttive l'autore desiderava anche sfatare un sacco di storie  e leggende che appartenevano da sempre al mito della guerra, ovvero: fiumi di sangue, muri di cadaveri, attacchi alla baionetta, il mito del coraggio ed altro. Per chi esamina il materiale italiano è impossibile analizzare gli scritti seguendo gli stessi criteri dell'autore, se non altro perché nessuno di noi, contemporanei, ha mai vissuto direttamente il "fenomeno" guerra. Possiamo, con un atto di fede, tentare una proiezione su quanto è stato diffuso, nel panorama letterario a disposizione.

Cru distingueva cinque tipi di memorie di guerra:
Journal, souvenirs, reflexions, lettres, roman.

Innanzitutto il diario di guerra o journal - detto anche carnet o quaderno privato, giornale, memoriale - si caratterizzava dalla presenza di paragrafi contrassegnati dalle date degli eventi. Le date erano garanti della sua autenticità poiché consentivano il controllo dell'esatta dimensione spazio-temporale dell'avvenimento descritto. La forma con cui era scritto poteva essere laconica, con scarne annotazioni e forse sgrammaticata. Essa. tuttavia, rappresentava la verità com'era apparsa all'autore delle annotazioni.
Il diario di guerra non fu mai molto popolare in Italia, proprio per un pudico rifiuto della genuinità e per la necessità di redarre "a posteriori" le memorie, allo scopo di abbellirne la forma, oppure per essere "usate" da o contro qualcuno; non per essere "raccontate" a qualcuno. Il prototipo di uno di questi diari si può trovare in A. Frescura, "Diario di un imboscato". In esso le date scandiscono il passo dell'evento bellico, anche se questo è visto da un soldato delle retrovie. In G. Stuparich, "La guerra del '15", lo stesso scrittore avvisa il lettore di aver mantenuto date ed annotazioni originali.
La seconda categoria era quella dei cosiddetti ricordi o Souvenirs in cui le date non sembravano essenziali, ma perdendosi qua e la nel testo, quasi a sottolineare passi ed emozioni importanti. Nella fattispecie l'autore citava spesso : "un giorno...., un'altra volta successe che ... due giorni dopo ... ecc."
É una classe di opere ben rappresentata in Italia, dove spesso si trovano mediocri lavori assieme anche a ricordi ben raccontati, frutto probabilmente della elaborazione di un diario ben tenuto. "Trincee" di Carlo Salsa può essere un vivo esempio di questo tipo di opera narrativa, spesso collegata ad un autore testimone e narratore. Il modo in cui viene concepita un simile tipo di testimonianza è efficacemente riassunto nella prefazione del libro di E. Lussu, "Un anno sull'altopiano". Il libro a buon diritto appartiene alla categoria dei ricordi e non a quella dei romanzi, anche se scritto come un romanzo autobiografico.
Le riflessioni, Reflexions, comprendevano pensieri, meditazioni, studi di psicologia, critiche di guerra. Erano in genere lavori in cui il fatto cronologico non era essenziale, ma dove predominava la tendenza alla classificazione, ovvero l'associazione di eventi simili sia pur capitati in epoche diverse. Era senza dubbio la categoria di memorie più innovativa per l'epoca della Grande Guerra; infatti epoche precedenti mai avevano visto in stampa opere critiche legate al ricordo personale.
Tale tipo di narrativa era spesso inquinato da toni propagandistici, esagerate allocuzioni di elogio o critica, acide difese generiche o personali, lavori esasperatamente polemici ma non per questo privi di interesse. Il genere in Italia è ben rappresentato da molti memoriali di generali al comando in quei tempi. Su tutti spicca il polemico "Diario critico di guerra", di G. Douhet, ove le date sono spunto di dissertazioni generali sulla condotta della guerra e non segnano eventi cronologici. Una citazione merita anche "Caporetto" di A. Gatti in cui il fatto cronologico è ben presente e sottolinea il progredire del pensiero tattico, strategico ed i giudizi psicologici che l'autore distribuisce profusamente.
Altro e diverso genere erano le lettere, Lettres. In esse, ovviamente, si tramandavano le impressioni epistolari di un combattente (in genere uno solo; non si considerano, qui, le antologie di lettere di combattenti, spesso raccolte con intenti celebrativi e scarsamente storiografici). Era un genere difficile da analizzare, che presupponeva un preciso passo cronologico ed una obiettività nella selezione. Ne vediamo un buon esempio in L. Cadorna, "Lettere famigliari" dove la corrispondenza del Capo di Stato Maggiore viene raccolta ed inviata alla stampa dal figlio Raffaele, non senza qualche strana "assenza cronologica".
Infine citiamo il romanzo autobiografico, Roman, in cui ricordi più o meno elaborati sono tramandati dall'autore testimone (che, ovviamente, è anche uno scrittore) attraverso l'uso di personaggi fittizi. La schiera di questi scrittori fu numerosa e varia (Remarque, Rolland, Conan Doyle per citare i più noti)
Secondo Cru quest'ultimo genere era probabilmente quello di cui si doveva maggiormente dubitare dal punto di vista storico, anche se opera di testimoni e combattenti.
Rapportando quanto introdotto al soldato italiano è possibile tentare una applicazione pratica allo studio di un evento storico. Per questo scegliamo l'offensiva austriaca nel Trentino del 15 Maggio 1916 primo evento di rilevante importanza militare dopo l'entrata in guerra della nazione italiana.

 MEMORIE E STRAFEXPEDITION 1916

L'offensiva austro ungarica nel Trentino meridionale, iniziata il 15 maggio 1916 e conclusa virtualmente un mese dopo con una ritirata strategica austriaca, non ci ha tramandato una grande abbondanza di memorialistica di guerra.
La parte austriaca, dispersa in molte nazioni con lingue difficili da tradurre (boemo e ungherese), non è molto conosciuta nemmeno nella sua componente di lingua tedesca. Si trovano talora antologie di testimonianze spesso all'interno di saggi, riviste militari o  storie di unità militari ma sono rari i veri  diari di guerra di combattenti al fronte.
H. Kerchnawe ed A. Veltzè sono nomi che hanno legato la propria fama alle raccolte di testimonianze legate alla Grande Guerra e che hanno creato un genere austriaco antologico e patriottico. Il tono generale non certo obiettivo e tale da permettere una analisi  storica si rivela già in titoli epici come:
Im Felde unbesiegt (mai vinti sul campo), Helden des Roten Kreuzes (eroi della Croce Rossa), Unsere Offiziere (i nostri ufficiali), libri eroici, Ehrenbücher. ecc.  Non ci restano però antologie dedicate specificatamente alla Strafexpedition a meno di non considerare tali le opere celebrative dei reggimenti tirolesi come :

Ernst Wißhaupt, TIROLER KAISERJÄGER IM WELTKRIEG 1914-1918, (Wien, Amon Franz Göth, 2 voll) corposa storia dei reggimenti Kaiserjäger che alterna una narrazione epico celebrativa ad estratti di testimonianze. É particolarmente interessante la parte legata all'inizio dell'attacco sull'altopiano di Melegna e la parte relativa ai combattimenti del Pasubio;

A. graf Bossi Fedrigotti, KAISERJÄGER RUHM UND ENDE (Nach dem Kriegstagebuch des Oberst v.Cordier), Graz Leopold Stocker Verlag 1977) una interessante storia dei reggimenti alpini tirolesi tratta gran parte dal diario di Tassilo Cordier von Löwenhaupt ma con grossi contributi tratti da saggi, storie ufficiali, altre memorie tanto da diventare una antologia dedicata al fronte italiano;

Viktor Schemfil, DAS K.U.K. INFANTERIE-REGIMENT NR.3 DER TIROLER KAISERJÄGER IM WELTKRIEG (Bregenz, Z.N. Deutsch, 1926) storia ufficiale del 3 Kaiserjäger, inedito;

Anton Mörl, DIE STANDSCHÜTZEN IM WELTKRIEG, (Wien, Innsbruck, Tyrolia Verlag 1934) raccolta celebrativa delle gesta dei reparti territoriali tirolesi addestrati dai circoli di tiro a segno e assegnati alla difesa del Tirolo al momento dell'entrata in guerra contro l'Italia. L'autore raccolse numerose testimonianze di storie verbali e diari scritti di ufficiali austriaci;

Anton Mörl, STANDSCHÜTZEN VERTEIDIGEN TIROL, (Innsbruck 1958) è la quasi ristampa del precedente interessante lavoro, con opportuni ampliamenti;

sempre sullo tema è DAS WERDEN DES TIROLER STANDSCHÜTZENKORPS, di R. Pfersmann von Eichtal (in Militärwissenschaftliche Mitteilungen, Jahrgang 1932, Heft 3/4) articolo da rivista.

Tra le molteplici storie di unità militari, sintesi a metà strada tra la memoria ed il diario di campagna, sono da segnalare lavori inerenti all'offensiva in Tirolo di evidente intento celebrativo ma ricchi di spunti critici come :

UNSERE RAINER IM WELTKRIEG 1914/18 - Herausgegeben vom K.u.K. I.R. Erzherzog Rainer Nr.59 vom K.u.K. Kriegpressequartier genehmigt, (Salzburg 1918) ha un maggior interesse storiografico in quanto redatto da anonimi come una memoria ufficiale del reggimento salisburghese. L'epoca della sua pubblicazione, in pieno disfacimento della nazione austriaca, lo rende talora incline all'autoesaltazione prestando fede al mito dell'eroe austriaco, contro lo Schicksal avverso di cui approfitta il nemico barbaro. Numerose date e cifre abbastanza attendibili tuttavia ne sollevano il tono generale;

Hoen Max ritter von, GESCHICHTE DES SALZBURGISCH-OBERÖSTERREICHISCHEN K.U.K. INFANTERIE-REGIMENTES ERZHERZOG RAINER NR.59 für den Zeitraum des Weltkrieges 1914-1918 (Salzburg, Selbstverlag Rainerbund 1931), considerato la vera storia ufficiale del reggimento di Salisburgo, è un imponente volume in gran parte ambientato sui campi di battaglia dell'Alto vicentino. L'unità si trovò in pratica a vivere sull'altopiano di Tonezza. Il suo X battaglione prese parte alla conquista del Cengio;

Hoen Max ritter von, GESCHICHTE DES EHEMALIGEN EGERLÄNDER INFANTERIE-REGIMENTS NR. 73 (Wien, Göth 1939) il reggimento in prima linea contro il colle di Costesin nel piano di Vezzena e poi sullo Zebio e a Cesuna, importanti località di guerra sull'altopiano di Asiago;

Sauer e Kenzian,  I.R.14 EIN BUCH DER ERINNERUNG AN GROßE ZEITEN 1914-1918 (Linz, Feichtingers 1919) storia ufficiale del 14° Rgt. Von Hessen di Linz noto per l'attacco sull'altopiano dei Fiorentini e per la battaglia dell'Ortigara del 1917.

Strohschneider Hermann, DAS SCHÜTZENRGT. GRAZ N.3 IM WELTKRIEG 1914-1918 vol.II Graz 1932 4. L' autore fece parte del II btg. del 3º Rgt. Schützen di Graz impiegato nell'attacco del 20 maggio in direzione di Asiago. Alcuni passi della sua testimonianza compaiono in

Karl Schneller, 1916, MANCO' UN SOFFIO a cura di G.Pieropan ,Milano,Mursia 1987. Questa antologia presenta anche racconti di Karl Woschnagg, zappatore aggregato ai reggimenti Kaiserjäger, Arthur Birnkopf del 1º Rgt. Landesschützen in azione in Vallarsa, Richard Fauser del II/1º regg. Kaiserjäger in azione sul monte Novegno. (per il Fauser vedi anche NON TOCCARONO IL VERDE PIANO a cura di P. Marchi Schio) ;

Schwarzleitner Chlodwig, EIN EHRENTAG DES III KORPS (LAVARONE) (in Österreichisch Wehrmacht Zeitung, 1922, Nr 4), articolo sul corpo d'armata all'attacco di Asiago;

Kerchnawe Hugo e Ottenschlager Ernst, EIN EHRENBUCH UNSERER ARTILLERIE (2 volumi, Wien Göth 1935-36) interessante data la particolare importanza dell'artiglieria nel corso dell'offensiva. E' un opera che raccoglie testimonianze plurime e racconti di azioni militari di artiglieria, nonché utili dati tecnici;

Lichem Heinz, SPIELHAHNSTOß UND EDELWEIß. DIE GESCHICHTE DER KAISERSCHÜTZEN (ovvero Landesschützen) (Graz 1977 Leopold Stocker Verlag). Storia fotografica della Landwehr tirolese e del suo infruttuoso attacco in Vallarsa contro il passo Buole;

Ehnl Maximilian, DAS X.BATAILLON DES OÖ K.U.K. IR 14 IM WELTKRIEG (Linz 1932) la riserva del reggimento Von Hessen che operò in Val Posina e nella battaglia del Novegno (Giugno 1916);

Haubenberger Leo, BATAILLON IV/84 IM WELTKRIEG, racconta in breve l'attacco al Col Santo ed al Pasubio;

Vogelsangs freiherr von Ludwig, DAS STEIRISCHE INFANTREGT. NR 47 IM WELTKRIEGE (Leykam, Graz, 1932)) descrive le azioni del 47º regg. della 28ª divisione impiegata contro la linea dell'Assa e poi sul Kaberlaba;

DAS INFANTERIEREGT. NR 27 IM WELTKRIEG, (Selbstverlag Graz 1918), racconta dell'attacco alle Melette assieme ai bosniaci del 2º bh;

sullo stesso reggimento vedere anche Eduard Fröhlich, Geschichte des Steirischen IR Nr 27 (Carinthia, Klagenfurt) con importanti testimonianze sulla battaglia delle Melette;

DIE ZWEIERSCHÜTZEN IM WELTKRIEG, (Linz, Feichtingers, 1929) ed il seguente;

Anton Sichestiel, DAS K.K. SCHÜTZENREGIMENT St. POLTEN NR 21, (Wien 1930) narrano le vicende della caduta del Cengio;

Alla classe dei ricordi di guerra appartengono alcune opere di austriaci di lingua tedesca tra cui lavori molto conosciuti dai lettori italiani come quelli del famoso Fritz Weber, tuttavia troppo prolifico di scritto per essere stato testimone di tutto e con tutti.
Interessante lo studio di

Hartungen Cristoph, Steurer Leopold, LA MEMORIA DEI VINTI intervento in LA GRANDE GUERRA (a cura di Leoni e Zadra, Bologna, Il Mulino 1986) che parla delle memorie e della letteratura popolare sudtirolese. Qui gli autori fanno notare come i ricordi personali sono spesso inaspriti dall'odio verso il nemico atavico "Welsch" e permeati di orgoglio ferito per l'appartenenza ad una nazione non tedesca parteggiando più per Hitler che per la vecchia duplice monarchia. Particolarmente interessante la descrizione del fallimento dell'offensiva del 15.6.1916 in Asiago presente nell'antologia e tratta dal

DIARIO DI GUERRA DELLA 4 BATTERIA DEL 28 REGGIMENTO IMPERIALREGIO DI ARTIGLIERIA CAMPALE di autore ignoto.

I ricordi di guerra più noti sono senz'altro i seguenti titoli :

Blaas Rudolf, Hohenleitner Oswald, EIN GEDENKBUCH ZUR ERINNERUNG AN DIE 10 JÄHRIGE WIEDERKEHR DER FEUERTAUFE 1914-1924 (Innsbruck, Tyrolia 1924) interessante opuscolo commemorativo dei Kaiserjäger con importanti diari di guerra tra cui il noto (ad alcuni indigesto) diario di Richard Fauser sull'attacco sull'altopiano dei Fiorentini;

Bodo Kaltenböck, ARMEE IM SCHATTEN,(München Georg D. Callwey Verlag 1936) dove si trovano rari richiami cronologici inframmezzati con molti episodi di vita comune al fronte. Il tono generale è abbastanza retorico e ricco di espressioni di aulico patriottismo ed il passo che cita l'offensiva del 1916 troppo ridotto per essere utile alla ricostruzione degli eventi;

Bruno Spitzl, DIE RAINER, Als Feldkurat mit IR 59 im Weltkrieg,( Innsbruck, Wien Tyrolia Verlag 1938) diario di guerra dettagliato del cappellano militare del reggimento 59 salisburghese. La narrazione è precisa e molte date e citazioni geografiche puntualizzano le riflessioni del curato. In particolare viene descritto l'ambiente dell'altopiano di Tonezza e, come ci si aspetta da un sacerdote, la narrazione bellica cede il passo alla quotidianità come nel paragrafo Cimone Winter;

Fritz Weber, DAS ENDE EINER ARMEE Ein Volksbuch vom österreichisch-italienischen Kriege 1915-1918, (Leipzig,Wien,Berlin, 1933 e München Eher 1938),  (in italiano tradotto in Tappe della disfatta - poi La fine di un esercito - Milano 1978 Mursia trad. R. Segala) è il vero memoriale Weber che palesa sincera umanità ed indulge poco nella retorica patriottica. "Liberazione" è il paragrafo in cui l'ex tenente del forte Verle racconta la sua Strafexpedition dopo un intero anno di sofferenza all'interno della fortezza bombardata dagli italiani. La  sintesi di tale sofferenza  è qui espressa:
- Cessate il fuoco!  Tre hurrà formidabili e i serventi dell'obice lasciano la torre. Per forte Verle la guerra è finita.
Tutto il capitolo è molto interessante poiché espone lo stupore e l'entusiasmo dei combattenti del 1915 nel vedere linee nemiche così potenti crollare in un attimo sotto il peso delle truppe d'assalto. Ancora più interessante è la descrizione di ciò che avviene nelle immediate retrovie degli austriaci avanzanti sull'altopiano di Asiago;

Fritz Weber, FEUER AUF DEN GIPFELN. SÜDTIROLER ALPENKRIEG (Regensburg Manz 1932, o ALPENKRIEG Klagenfurt, Wien Kollitsch 1935) (in italiano tradotto in Guerra sulle Alpi Milano 1978 Mursia) una grande raccolta di testimonianze in parte personali, in parte lette su altre memorie o saggi. Il capitolo che riguarda la Strafexpedition si intitola "Dies Irae" e scorre fluidamente con un tono generale quasi giornalistico intriso di fierezza patriottarda. Lo stile appare un deciso superamento della memorialistica retorica e celebrativa ed inaugura un nuovo genere di reportage a metà tra racconto e saggio con qualche piccola pretesa lirica. Tale genere farà da guida ai celebri libri di Gianni Pieropan conosciuti in Austria molto più che nei circoli storici italiani;

Trenker Luis, SPERRFORT ROCCA ALTA Meine Zeit 1914-18 (München, Berg Verlag 1977) racconta la guerra di un alfiere di artiglieria da fortezza, parte della guarnigione di 240 uomini del forte Verle (rinominato Rocca Alta) sull'altopiano di Asiago-Lavarone e commilitone di Fritz Weber. É questo un vero e proprio testo di ricordi di guerra redatti in prima persona con una assoluta precisione dei riferimenti geografici. Il libro si raccoglie sugli episodi di vita comune più che sulla guerra tratteggiando interessanti ritratti umani (l'autore è stato noto regista e sceneggiatore cinematografico);

Gottinger F., STURMBATTERIE (Graz, Verlag der Alpenland, 1937) altra opera importante sull'artiglieria.

Sono spesso citate in bibliografia anche le seguenti testimonianze in qualche modo legate all'offensiva del 1916 ed appartenenti a ricordi di guerra non estremamente dettagliati:
la monumentale opera HELDENWERK 1914-1916 (Wien, Heldenwerk Verlag 1916-1919), raccolta in 4 volumi di racconti eroici di guerra, in tutto 6 tomi con 1329 pagine;

Saffert Erich, MIT DER EDELWEIßDIVISION BIS ZUM MONTE CIMONE (Berlin 1936);

Veltzé Alois, UNSERE KÄMPFE IN SÜDEN - EPISODEN AUS DEN KÄMPFEN DER ÖSTERREICHISCH-UNGARISCHES WEHRMACHT IM WELTKRIEG 1914/17 (Wien, Manz 1917);

Contag A., KAMPF UM TIROL (Berlin, Braunbeck 1918);

Fröhlich E., DER KAMPF UM DIE BERGE TIROLS (Bregenz 1932) con interessanti spunti sulla lotta in Pasubio;

Mettelbeck U., DER DOLOMITENKRIEG (Frankfurt 1979) interessante per qualche documentazione della lotta sul Pasubio, ma soprattutto per gli anni 1917-18.

Al romanzo di guerra (Kriegsroman), genere estremamente popolare nei paesi di lingua tedesca, appartengono lavori di buona qualità come:

Trenker Luis, BERGE IN FLAMMEN  (Berlin, Von Knaur Verlag 1936) romanzo di guerra che racconta le disavventure del Kaiserjäger Florian Dimai nei giorni fatali del Sudtirolo. L'opera è più famosa per la descrizione dei combattimenti in alta montagna (Tofane, Marmolada) ed alterna momenti celebrativi a piccoli episodi lirici di notevole fascino;

Hofbauer Joseph, DER MARSCH INS CHAOS in italiano Marcia nel caos, Diario di guerra austriaco (Milano, Corticelli 1934) un lavoro estremamente vivo e palpitante che racconta non proprio un diario di guerra ma la guerra di un borghese boemo abitante a Vienna: certo Dorniger. I luoghi descritti nel testo sono reali ed altrettanto realistiche sono le azioni riassunte. In particolare si segnala tutta la parte che presenta la preparazione della Strafexpedition ed il trasferimento della divisione dall'Isonzo al Tirolo. La narrazione è qui ancora più strettamente legata ad aspetti umani  che in Weber e spesso traspare una condanna della guerra, nonché la parziale estraneità del protagonista ad essa. Dorniger è un "terza categoria", miope che porta gli occhiali e non ha nulla di "K.u.K." imperialregio eroismo. Ama Vienna e l'Austria ma non cessa mai di notare l'estrema idiozia di alcune situazioni. Di sentinella in trincea:
- Senz'occhiali non ci vedo e le lenti sono già così bagnate che non vedo altro che strisce di pioggia. Se potessi asciugarle! Non si sa mai, può capitare una disgrazia .... adesso, per esempio, può succedere quel che vuole, io non lo vedo ! -
Senza dubbio un libro che meriterebbe una ristampa.

Alla classe delle riflessioni di guerra appartengono soprattutto opere di personaggi appartenuti allo Staff dello Stato Maggiore austroungarico e quindi non a combattenti. I lavori più conosciuti ed interessanti, spesso buona amalgama tra saggio e ricordo, appartengono a:

Chletus Pichler, DER KRIEG IN TIROL 1915-1916 (Innsbruck Pöhlschröder 1924) parte integrante un opera sulla storia del Tirolo;

Gen. Viktor Dankl, ZUR OFFENSIVE 1916 AUS TIROL (Wien; articolo in Militärwissenschaftliche Mitteilungen, Jahrgang 1933, Heft 7);

Schneller Karl, 1916, MANCO' UN SOFFIO (Milano 1987 Mursia) con il diario inedito dell'ideatore del piano d'attacco all'Italia in Trentino;

Reutter Arthur Edler von Vallone, BARBARA UND GUDRUN, DIE ZWEI ERSTEN ÖSTERREICHISCH-UNGARISCHEN 38cm - HAUBITZEN M. 1916 (Wien 1937) ovvero la storia dei due obici da 380 mm appostati a Folgaria e Luserna;

Fabini Ludwig von, MONTE PRIAFORA' (articolo in Militärwissenschaftliche Mitteilungen, Jahrgang 1931, Heft 11/12) un saggio generale con riferimento all'attacco dei Kaiserjäger sul Novegno;

Gärtner M., EINE VERSÄUMTE GELEGENHEIT - DER 15. JUNI BEI ASIAGO (in Österreiches Wehrmacht Zeitung 1929, Nr.23, 24).

Infine è necessario ricordare alcuni testi che hanno introdotto un nuovo genere di memorialistica visiva, l'album fotografico della guerra. Di essi ricordiamo i quasi introvabili :

Herczeg Géza, AVANTI, KéPEK AZ OLASZ HARCTéRRÖL (Budapest, Atheneum 1916), album di foto del fronte italiano con testo ungherese;

Jaconcig Guido, TIROLER KAISERJÄGER IM WELTKRIEG Eine Regiments Geschichte in Bildern (Innsbruck, Wagner 1931).

 

LA PARTE ITALIANA

La memorialistica italiana è ovviamente da noi più conosciuta e più facilmente reperibile di quella austriaca. Si può a ragione affermare che, al suo interno, tutti i generi sono rappresentati, dal diario di guerra, al romanzo ed ai saggi critici. Il primo dopoguerra vide una immensa fioritura di quaderni, memorie, ricordi e sfoghi polemici culminanti nel tentativo di esorcizzare il simbolo morale del disastro di Caporetto, di cui la Strafexpedition aveva rappresentato un sinistro prodromo. Il regime fascista incoraggiò la produzione di opere inneggianti al valore italiano e di lavori che esaltavano l'apporto della "nostra" guerra al conflitto europeo. Tuttavia solo dagli anni '50 in poi si assistette alla raccolta di testimonianze verbali, di storia orale e diari inediti così vivaci da rivoluzionare il concetto stesso della guerra, facendone apparire i molteplici lati aberranti, magari con alcuni decenni di ritardo rispetto a paesi come Francia ed Inghilterra.
Gli anni sessanta poi maturavano l'ipotesi di una memorialistica troppo elitaria, troppo letterariamente legata a persone "istruite" e promuovevano la ricerca delle storie raccontate a viva voce da chi, allora, non sapeva leggere e scrivere. Anni politicamente difficili dove si tratteggiava la figura di un soldato combattente "per forza", spoglio delle urla eroiche del ventennio, lercio e disfattista, talora triste nella vittoria e felice nella disfatta. Erano anni in cui si parlava dei profughi, dei prigionieri, dei condannati a morte e delle rivolte militari. Storici del "fu vera gloria ?" analizzavano gli eventi cercando di mediare le apoteosi italiche con i beceri commenti della storiografia anglo-francese; gruppi di appassionati e volontari ricercavano i commenti dell'anziano e ne tramandavano i racconti. In questo contesto di polemica storiografica si inserivano numerose ristampe di memoriali di guerra ed addirittura venivano dati alle stampe testi inediti.
La storiografia militare che tanto aveva scritto nel ventennio cedeva il passo alle testimonianze, agli archivi storici ed alla ricerca storica e sociale.

LA MEMORIA DEL SOLDATO - TRENTINO 1915-1916

Il fenomeno dei diari di guerra in Italia si è sempre confrontato con l'esigenza formale di presentare opere stilisticamente pregevoli e di facile lettura. L'opera attiva di numerosi scrittori, poeti e letterati ha fatto prediligere la forma dei ricordi talora romanzati di guerra e delle antologie di racconti, un tempo famose in ambito scolastico. Opere brutalmente sgrammaticate o dialettali, in grado però di vivacizzare episodi raccontati nella loro immediatezza, non furono mai pubblicate, salvo qualche rara eccezione. Tutti i diari editi mostrano oggi di risentire di evidenti manipolazioni stilistiche e, purtroppo, talora non sembrano storiograficamente esemplari. Tutti i diari di guerra comparsi in libreria dal 1922 al 1940, risentono oltretutto in maniera fastidiosa di una retorica pesante, noiosa per il lettore moderno. E - detto che del 1915 restava poco da tramandare ai posteri - giocoforza fu proprio la Strafexpedition a mobilitare i primi memorialisti italiani sulla scia del vate D'Annunzio.
I diari di guerra ed i ricordi erano sempre comunque  memorie personali, anche se il  genere risentiva notevolmente della necessità d'esaltazione eroica della guerra. Questo elenco non vuole entrare nel merito della validità letteraria, ma vuole essere una guida al possibile uso di tale memorialistica in storiografia, sia pure in un momento temporale in cui la disponibilità di documenti d'archivio indirizza gli storici a confronti più stimolanti. É evidente che questo lavoro non ha la caratteristica di essere definitivo (infatti è alla terza revisione critica) in quanto molta letteratura giace ancora negli scaffali delle biblioteche o presso le librerie antiquarie. Gli stessi cataloghi bibliografici sono spesso carenti e, pertanto, l'elenco che segue è suscettibile in futuro di sicuri ampliamenti.
Tra tutti i lavori segnaliamo:

Frescura Attilio, DIARIO DI UN IMBOSCATO (Milano, Mursia 1981) è il classico diario di guerra con date bene in evidenza e circostanziato. Il lavoro ha avuto varie edizioni e non tutte integrali, dati i contenuti talvolta poco inneggianti alla guerra. Frescura è un territoriale che diventa combattente ed osserva con acutezza i volti della guerra e ne sottolinea le assurdità :
- 21 Maggio. Questa notte furono inviate ancora altre compagnie della brigata Alessandria. Ma a che giovano, in un fronte così esteso, in un tormento di fuoco, queste povere truppe che arrivano a spizzico ? -;

Suppi Luigi, DIARIO DI GUERRA (Schio, dattiloscritto presso la Biblioteca Civica) diario di un ufficiale di complemento del battaglione alpino VICENZA che descrive i combattimenti violenti sull'altopiano di Tonezza dopo il 15 maggio 1916. E' un prototipo di memoria bellica scritta con date e brevi, secche annotazioni la cui attendibilità è sicura (appare anche dal confronto con le fonti austriache);

Albertazzi Amleto, L'INFERNO CARSICO (Bologna, Cappelli 1933) diario di guerra interessante di un tenente appartenente al 209° reggimento fanteria - brigata Bisagno in linea tra Posina e fondo Val d'Astico;

Cornali Gino, UN FANTE LASSU' (Milano. La Prora 1934) memoria di un soldato appartenente alla brigata Padova impiegata di rinforzo prima nel settore Val Lagarina - Passo Buole e poi sullo Zovetto;

Oro gen. Pasquale, PAGINE EROICHE (Udine, Del Bianco 1933) un diario di guerra molto circostanziato anche se appartenente al generale comandante la 34ª divisione e poi il settore Agno-Posina. In particolare la sezione dedicata agli avvenimenti in Vallarsa tra il 15 e il 19 maggio 1916 è vivace ed interessante ;

Perrini Mario, DA MONTE CENGIO A MAGNABOSCHI briciole di storia raccolte da un granatiere vol.IV maggio-giugno 1916 (Roma, Unione editoriale d'Italia 1938) diario molto militaresco nel linguaggio e tendente all'esaltazione dell'eroismo italiano contro i "perfidi" austriaci. Il testo tuttavia è anche  ricco di vita quotidiana e tratteggia tipici personaggi da trincea;

Ferrari Umberto Silvio, RICORDI DI GUERRA (Schio, Pasubio Ed. 1923) diario di guerra molto circostanziato e preciso nel descrivere l'assurda ritirata delle truppe respinte in Val Terragnolo (brigata Roma 79° regg. fant.) tra le nevi del Col Santo (Pasubio). La testimonianza anche se redatta all'inizio degli anni '20 presenta uno stile scarno, essenziale e privo di inutile retorica tanto da assimilarla a lavori più noti come quello di Attilio Frescura;

Gasparotto Luigi, RAPSODIE (Diario di un fante) (Milano, Treves 1924) altra opera famosa redatta da un deputato proiettato in prima linea. Purtroppo i passi legati all'offensiva del 1916 sono postumi e redatti basandosi su fonti letterarie poiché l'autore non ebbe a combattere nel Trentino dal maggio al giugno 1916. Sono tuttavia molto valide le descrizioni dei luoghi dell'offensiva in Trentino, fatti dall'autore nel 1915, in prima linea;

IL DIARIO DI DAMIANO CHIESA, a cura di Mario Gazzini (Milano, Editoriale moderna 1936) per lo più diario del periodo studentesco a Torino e non comprende il periodo della Strafexpedition né esamina il momento della cattura;

Bertoli Piero, LA GRANDE AVVENTURA 1915-1918 (Milano, Baldini e Castoldi 1969) bersagliere autore di una notevole memoria vissuta anche come protagonista della battaglia di Asiago. Impiegato sull'altopiano per contenere l'impeto austriaco assieme ai fanti della brigata Lombardia assiste ad episodi descritti con animo eroico tanto da sembrare aspirazioni piuttosto che testimonianze. Non manca tuttavia qualche episodio poco eroico o di condanna come l'uso di plotoni di esecuzione improvvisati per i disertori. In conclusione è un diario dettagliato e degno di essere letto con attenzione;

Ghisalberti Alberto M., RICORDI DI UNO STORICO ALLORA STUDENTE IN GRIGIOVERDE (Guerra 1915-18) (Roma Edizioni dell'Ateneo 1982), di cui il capitolo X, sull'altopiano di Asiago, rende noto come i rinforzi furono avviati al fronte (non proprio come raccontato dalla storiografia ufficiale) e come furono impiegati. Ghisalberti combattè nei ranghi della brigata Modena, settore m.Cengio - Cesuna;

Coda Valentino, DUE ANNI DI GUERRA CON LA BRIGATA LIGURIA (Milano, Sonzogno 1919) uno dei diari più conosciuti. Scritto con stile aulico e con qualche poetico trasporto, il lavoro è in ogni caso estremamente importante soprattutto per i combattimenti sul monte Zovetto ;

Quaglia Mario, LA GUERRA DEL FANTE (Milano, Mundus 1934) con alcune belle pagine che descrivono l'arrivo di rinforzo e la presa di posizione sullo Zovetto;

Caccia Dominioni Paolo, 1915-1919 (Milano, Longanesi 1970) diario di guerra preciso e di taglio giornalistico. La parte che riguarda il 1916 ci porta nelle retrovie del fronte al momento cruciale ma per solo pochi giorni;

Lussu Emilio, UN ANNO SULL'ALTOPIANO (prima edizione Torino, Einaudi 1945) rappresenta un caso a parte poiché presenta ricordi della guerra trascorsa con la brigata Sassari sotto forma di romanzo di guerra alterando i riferimenti alle persone ed alle unità coinvolte. Il perché lo precisa lo stesso Lussu:
- Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte.

Pastorino Carlo, LA MIA GUERRA (LA PROVA DEL FUOCO e LA PROVA DELLA FAME), (ristampa Marietti, Genova 1989) altro lavoro interessante proposto come racconto personale in cui fatti e luoghi si riconoscono piuttosto facilmente. Parla infatti dello sbarramento in Vallarsa dopo la caduta del Col Santo;

Zino Mario, DOVE SEI STATO ..., (Montes, Torino 1933) diario di un alpino del btg. monte Arvenis di cui restano numerosi e vivaci quadretti di vita e di combattimento. Particolarmente avvincente la descrizione dell'attacco al Cucco di Pozze nel luglio 1916;

Altri ricordi di guerra personali citati nelle bibliografie sono:

Fortini Arnaldo, I NOSTRI CADUTI (Foligno, Assisi, Accademia del Subasio 1923) con pagine sui combattimenti sull'altopiano di Tonezza;

Tenente Anonimo, GLORIE E MISERIE DELLA TRINCEA (fronte italiano 1915-1918) (Milano, Marangoni 1933);

Soldato Anonimo, LA TRINCEA vol. 1 e 2 (La Grafica Pisana, Pisa 1978) diario di un fante della brigata Pistoia che fu a Ponte Schiri presso Cogollo;

De Bono Emilio, LA GRANDE GUERRA COME L'HO VISTA E COMBATTUTA IO (Milano, Mondadori 1935), il comandante della brigata Trapani in linea a Cesuna nel giugno 1916;

Maffei Italo, DALL'ISONZO A MLADA BOLESLAW (Bologna, Scuola Grafica Salesiana 1968) sottotenente del 125° reggimento fanteria Spezia;

Montanari Giuseppe, FOGLIETTI SPARSI DI UN TACCUINO DI GUERRA (Varese 1968 Tecnografica) combattente in artiglieria da montagna nella controffensiva e nel 1917 all'Ortigara;

Corti Rinaldo, LA GUERRA DI UN CONTRARIO (1915-1918) (Varese 1968 Tecnografica) cronaca di un alpino al Passo Buole in Vallarsa;

Formigari Francesco, CLASSE DI FERRO (Panorama, Milano 1936) diario sotto forma di piccoli racconti, che presenta la "liberazione" di Cesuna e Asiago;

Gadda Carlo Emilio, GIORNALE DI GUERRA E PRIGIONIA (Firenze, Sansoni 1955) opera di notevole valore letterario;

Dusi Francesco, DALL'ADIGE ALL'ISONZO TRE ANNI DI GUERRA CON LE BRIGATE MANTOVA, MILANO E PALERMO (Milano, Agnelli 1924);

Guzzardi Giovanni, DAL PAL PICCOLO AL MONTE CENGIO, MEMORIE DI UN FIGLIO DELL'ETNA (aprile 1915 - agosto 1916) (Catania, Giannotta 1918);

Caporali Tito, MEMORIE giugno 1926 nel decimo anniversario della morte sul campo. Monte Ciove 13 giugno 1916 ( Schio, Marzari 1926).

Opere che raccolgono epistolari di guerra (a parte le note lettere di Cesare Battisti) e che citano l'offensiva austriaca nel Trentino non ve ne sono. Qualche breve cenno viene fatto in :

COL CUORE E CON LA SPADA - LETTERE DEL GENERALE ACHILLE PAPA (Milano, Savallo 1938);

Guerrieri Filippo, LETTERE DALLA TRINCEA (Trento, Manfrini 1969) con lettere di un fante della Bisagno, dallo sbarramento di Val d'Astico e dal paese di Velo d'Astico;

Margheri Federico, LETTERE DI UN CAPORALE DELL'84° FANTERIA, 3° COMPAGNIA, ZONA DI GUERRA (Firenze, Bemporad 1916) un componente della brigata Venezia in val Sugana;

Massa Pierino, LETTERE DALLA FRONTE (1915-1917), (Tip. Stab. Artisti, Genova 1917);

Le opere seguenti non sono memorie personali, ma citano memorie personali altrui riferendo la storia di una unità militare (brigata, reggimento o battaglione) o di un evento bellico vissuto da vicino. Spesso sono state redatte come storia ufficiale di corpo o come saggio riepilogativo di una operazione o di un anno di guerra conservando toni epici e scarsamente obiettivi. Tra di essi citiamo :

Laria Sante, FIAMME GIALLE D'ITALIA (MIlano, Alfieri e Lacroix 1930) in cui si trova anche la cronistoria della Guardia di Finanza in guerra (alcuni interessanti documenti);

Dalmazzo Renzo, I BERSAGLIERI NELLA GUERRA MONDIALE (Bologna, Cappelli,1934) antologia bersaglieresca che narra ampiamente dell'arresto della Strafexpedition in Asiago-Kaberlaba. Tuttavia il comportamento dei protagonisti appare troppo eroico e le perdite austriache troppo numerose per essere quelle di un esercito in quel frangente vincente;

Chiolini Luigi, LA DIFESA DEL MONTE GIOVE (NOVEGNO) NEL GIUGNO 1916 (in Rassegna dell'Esercito Italiano, Roma, anno 1924, volume II, fasc. 5-6) articolo ripreso anche nel saggio di Pino Marchi, Non toccarono il verde piano, Schio 1975 e nel fascicolo Quando i cannoni tacciono, Schio 1986;

Marchi Pino, NON TOCCARONO IL VERDE PIANO Cronache della battaglia di Monte Novegno maggio - giugno 1916, (Schio, 1968 - 1975) interessante antologia comprendente parti del Diario di guerra della 35 divisione di fanteria (brigate Ancona e Cagliari) perno della vittoria difensiva che riuscì ad arrestare la Strafexpedition;

Pennella gen. Giuseppe, DODICI MESI AL COMANDO DELLA BRIGATA GRANATIERI VOL II Monte Cengio - Cesuna (Roma, Tipografia del Senato 1933) importante memoria redatta certo con stile elaborato. In ogni caso l'autore porta essenziali contributi alla comprensione degli avvenimenti e cita altri diari;

LIBRO D'ORO DEL 1°REGGIMENTO GRANATIERI DI SARDEGNA (Roma, Poligrafico Amministrazione della guerra 1922) Giacchi Col. LIBRO D'ORO DEL 2° REGGIMENTO GRANATIERI DI SARDEGNA (Roma, Egeria 1921) due volumi celebrativi con elenchi dei caduti e delle benemerenze, ma che presentano cartine interessanti e qualche utile dato;

Liverani Antonio, LA BRIGATA VENEZIA (83°-84° REGGIMENTI FANTERIA) NELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA 1915-1918 (Firenze, Barbera 1920) con vivaci resoconti sul fronte secondario della Val Sugana;

Motzo Leonardo, GLI INTREPIDI SARDI DELLA BRIGATA SASSARI (Cagliari, Nuraghe 1930) capostipite dei testi celebrativi della unità. É un lavoro molto interessante se confrontato con le altre memorie sulla brigata sarda;

La Scala Giuseppe, DIARIO DI GUERRA, DI UN CAPPELLANO METODISTA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE, a cura di G. Vicentini, (Claudiana, Torino 1996) È il diario anche di un artigliere schierato alla difesa della Bocchetta di Portule in maggio 1916; vivace e piacevole alla lettura;

Fois Giuseppina, STORIA DELLA BRIGATA SASSARI (Sassari Gallizzi, 1981) interessante saggio storiografico che presenta i diari ufficiali della brigata nonché testimonianze letterarie ed orali. Il saggio dà un completo resoconto sulla memorialistica riguardante la brigata biancorossa;

Graziani Alfredo, FANTERIE SARDE ALL'OMBRA DEL TRICOLORE (Sassari, Gallizzi 1987, ristampa) una memoria molto interessante che è stata a volte ingiustamente tacciata di troppa osservanza ai dettami del regime fascista in quanto a descrizioni. Merita una lettura molto attenta;

Gray Ezio Maria, CON LE FANTERIE SARDE (GIORNATE SULL'ALTOPIANO E SUL PIAVE), (Firenze 1918) si colloca nel filone delle opera che esaltano la figura dei combattenti. L'autore, futuro deputato fascista, merita comunque una lettura;

Alfani Gen., ALBO D'ORO 111° REGGIMENTO FANTERIA BRIGATA PIACENZA ( Firenze, Barbera 1919) contenente alcune note sui combattimenti del giugno 1916 al monte Tondarecar e Mosciagh nonché alcune inesattezze sull'attacco a Casera Zebio;

Nesi Mario, PASUBIO (20-24 MAGGIO 1916). NEL SECONDO ANNIVERSARIO DEL BATTESIMO DEL FUOCO DELLA BRIGATA VOLTURNO (217°-218° REGG.FANT.) (senza data, a cura del comando 217 fanteria, Ufficio del Centro di Collegamento) con scarse note e una lunga ode celebrativa;

Sfondrini Mario, 154 REGGIMENTO FANTERIA DIARIO EPISODICO DI GUERRA (DE HORSUM NUNQUAM)  (Torino, Istituto Nazionale per le biblioteche dei soldati 1921) storia di guerra della brigata Novara impegnata a Tonezza e sul Cengio;

MEMORIE STORICHE DEL 36° REGGIMENTO DI FANTERIA "PISTOIA" (Modena 1931 Ferraguti) con storia dell'impiego in Val d'Astico;

Murari Dalla Corte Brà gen. Vittorio, SUL FRONTE DELLA PRIMA LINEA DELLA 34° DIVISIONE CON LA BRIGATA IVREA (Torino, Casanova 1922) ci lascia una preziosa e retorica testimonianza prima delle "avventure" della brigata Ivrea dal Costesin all'Assa e poi, come comandante della divisione citata, resoconti sulla Strafexpedition ad Asiago. Dello stesso autore vi sono alcuni saggi storico-geografici molti interessanti e di difficile reperibilità (Murari dalla Corte Brà Vittorio, STUDI STORICO-MILITARI SULLA GUERRA ITALO-AUSTRO-UNGARICA, MEMORIE DI VITA MILITARE, Torino, Casanova 1923);

Tommasi Giuseppe, BRIGATA SASSARI NOTE DI GUERRA (Roma, Tipografia Sociale 1923) storia della brigata pluridecorata sotto forma di annotazioni giornaliere. La presenza delle date collocherebbe quest'opera più nel capitolo diari anche se sembra più utile accorparla assieme alle altre memorie sulle imprese della Sassari;

Ricci Armani gen. Armano, PER LA STORIA DELLA DIFESA DELLA VAL LAGARINA,(maggio-giugno 1916) (operazioni della 37° divisione)( Roma, Provveditorato Generale dello Stato, 1920) rappresenta in pratica l'unica testimonianza ufficiale delle operazioni nella zona davanti a Rovereto;

Renzi col. Manfredi, IL 62° REGGIMENTO FANTERIA AL PASSO DI BUOLE (19-31 maggio 1916) (Parma,"La Bodoniana" 1924) opera celebrativa e di scarsa utilità storica;

Pecchio Mario, TERMOPILI ITALIANE (Passo di Buole 19-31 maggio 1916) in Rivista di fanteria (Anno II, n.10. Ottobre 1935) articolo rievocativo dei combattimenti a passo Buole di tono decisamente retorico;

Benedicenti Carlo, IL 61° FANTERIA NELLA GRANDE GUERRA (Parma 1925 Fresching) una particolareggiata memoria di uno dei reggimenti della brigata Sicilia al Passo Buole;

AI SOLDATI DEL 43° FANTERIA. PER RICORDARE ... (Città di Castello, Tip. Leonardo 1919) piccolo opuscoli con scarsi riferimenti all'impiego della brigata Forlì;

Grazioli Francesco Saverio, IN GUERRA COI FANTI D'ITALIA (Roma, Libreria del Littorio 1931) descrive le gesta della brigata Lambro e delle sfortunate azioni sull'altopiano dopo che il fronte ha raggiunto Asiago;

Fiocca Ildebrando, STORIA DEL 44° REGGIMENTO FANTERIA FORLI'(Saluzzo, Richard 1934) cronaca delle battaglie ad Asiago e sul monte Zovetto;

Franchi Giulio, PICCOLE LUCI NELLA GRANDE GLORIA (Torino, Ed. dell'Eridano 1936) memoria retorica del comandante del 43° reggimento fanteria Forlì;

Toccolini Alberto Mario, MONTE ZOVETTO martirio e gloria della brigata Liguria (Piacenza, Porta 1923) narrazione vivace ed interessante ma costellata di molti luoghi comuni. Altre opere sulla brigata dello Zovetto e del Pasubio, che si aggiungono a quella di Coda già citata, sono le seguenti;

Cardini C., "LEONI DELLA LIGURIA" DEL 157° REGGIMENTO FANTERIA NELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA 1915-1918 (Bengasi, Società Arti Grafiche 1937);

Lerda F., IL 157° REGGIMENTO FANTERIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE (Genova, Tip.Foce 1958);

Valletti M., Borgnini M., LA BRIGATA "LIGURIA" (Civitavecchia, Vergati 1933);

D'Andrea Ugo, I BIVACCHI DELLA GLORIA. TRE ANNI CON I FANTI DELLA BRIGATA "LIGURIA" (Milano, L'Eroica 1919) opera decisamente retorica ;

Bucci di Santa Fiora, GIUSEPPE RUSCA E LA BRIGATA LIGURIA (Genova, Officine Bozzo e Coccarello 1918) ancora sul combattimento allo Zovetto di Cesuna ;

Canetta Carlo, FIAMME DI GUERRA CON I FANTI DELLE BRIGATE LIVORNO E LOMBARDIA (Intra, Airoldi 1930) che va verificato per la descrizione del periodo del 1916 in quanto la Livorno non ebbe a combattere in Trentino;

BRIGATA CATANZARO - 141° REGGIMENTO FANTERIA (Milano, Bestetti e Tumminelli 1920) storia della brigata pluridecorata con episodi di guerra vissuti anche sull'altopiano di Asiago;

Zamboni Adolfo, IL 141° REGGIMENTO FANTERIA NELLA GRANDE GUERRA (Padova, Draghi 1929) ancora sulla brigata Catanzaro;

Robbiati Piero, MELETTE 1916 (Roma, 10° Reggimento Alpini, 1934) testimonianza sui duri scontri alle Melette con i bosno-erzegovesi. Qualche passo si trova nell'antologia 1916 mancò un soffio a cura di G. Pieropan op.cit.

Milanesio Ettore, BATTAGLIONE SETTE COMUNI (Roma, 10° reggimento alpini 1934) impegnato nel recupero della piana della Marcesina dopo la ritirata austriaca;

Brunello Franco, BATTAGLIONE ALPINI "VICENZA" (Schio, Pasqualotto ora Rossato, 1981) opera interessante con alcune testimonianze orali e richiami ad altri diari;

Brunello Franco, BATTAGLIONE ALPINI "VAL LEOGRA" (Schio, Pasqualotto 1984) come il precedente è una sintesi storica del battaglione;

Regazzola Luigi, BATT. MONTE BERICO collana Gli Alpini difronte al nemico (Roma. 10° Regg.Alpini 1937) ricostruzione storica "nutrita della cronaca di ogni nostra giornata di guerra..." redatta per colmare le lacune di una precedente opera commemorativa;

Marconi Pirro, BATTAGLIONE MONTE BERICO (Roma 1923);

Danioni Carlo Mario, RIEVOCAZIONI STORICHE DEL BATTAGLIONE ALPINI "MONTE BERICO" (guerra 1915-18) (Milano, Ripalta 1966?) memorie storiche desunte dal Diario storico di battaglione e da altri diari di guerra;

Opere  che spesso sono collegate a realtà locali risultando in antologie miste con testimonianze, saggi storiografici e memorie intese anche come oral history tramandata sono:
LA GRANDE GUERRA - OPERAI E CONTADINI LOMBARDI NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE (Milano 1980 Silvana Editoriale) antologia di testimonianze orali a cura di S.Fontana e M.Pieretti;

Foresti Fabio, Morisi Paola, Resca Maria, ERA COME A MIETERE Testimonianze orali e scritte di soldati sulla Grande Guerra (S.Giovanni in Persiceto, Bologna 1982) con testimonianze di soldati emiliani;

ARSIERO ED IL SETTORE ASTICO-POSINA NELLA GUERRA 1915-1918 (Arsiero, Fuga 1966) interessante piccola antologia che contiene testimonianze varie tra cui Sgombero di Posina di don Francesco Lappo, maggio 1916, Cronistoria della parrocchia di Laghi di don Giuseppe Mutterle, Pagine di cronaca di don Innocente Stella da Velo d'Astico, Lo Sgombero di Arsiero di don Giuseppe Busato, Mesti ricordi del Maggio 1916 di Mons.Francesco Dal Santo, I terribili di Arnaldo Fortini, Dall'altopiano di Tonezza all'Aralta di Francesco Marconi di Velo d'Astico e in trincea sull'altopiano di Giovanni Dalla Fontana di Arsiero;

Quarra Alberto, ZUGNA 1916 (Roma 1975) una interessante ricostruzione sui combattimenti in Vallarsa ed in particolare su quelli della dorsale del monte Coni Zugna;

De Mori Giuseppe, VICENZA NELLA GUERRA 1915-1918 (Vicenza, Rumor 1931) grossa opera redatta da un giornalista, testimone oculare delle vicende dell'offensiva austriaca. De Mori si avvale tuttavia di documenti e saggi ed altre memorie per svolgere la propria narrazione. E' senza dubbio molto importante per capire cosa significava la Strafexpedition nelle retrovie.

Antologie letterarie di racconti o leggende patriottiche spesso di notevole valore stilistico ma privi di attendibilità storica sono:

Operti Piero, SACCHETTI A TERRA (Torino, Paravia 1943) piccola raccolta di raccontini vivaci e un tempo noti. Si leggono volentieri ma non sembrano molto attendibili;

Ambrosin L., RACCONTI DI GUERRA Maggio 1915 - Novembre 1916 (Torino, Lattes 1917).

Vi sono poi molti lavori di memorialistica che non sono tratti da testimonianze di combattenti ma che sono RIFLESSIONI DI GUERRA e REPORTAGE di tipo giornalistico scritti da addetti ai lavori, militari e giornalisti inviati di guerra. Tra questi annoveriamo:

Low Sidney, ITALY IN THE WAR (London, Longmans, Green and Co. 1916) l'autore, storico di fama, visitava il fronte italiano nel giugno e luglio 1916 invitato dallo Stato Maggiore Italiano relazionando nel successivo ottobre con questo volume non tradotto in lingua italiana. Interessante è il passo a pag. 197 in cui riferisce le proprie impressioni sul nostro esercito e quello di pag. 140 intitolato "passeggiata sui monti del Trentino";

Repington Court, THE FIRST WORLD WAR 1914-1918 (London, Constable 1920) è un vero e proprio diario molto circostanziato del famoso critico militare del Times  di Londra. Parla di un viaggio in Italia nel giugno 1916 e descrive vivacemente alcuni personaggi militari italiani del periodo della Strafexpedition;

Vaucher Robert, AVEC LES ARMEES DE CADORNA, (Paris, Payot 1916) corrispondenza di guerra scritta per il giornale L'ILLUSTRATION di Parigi. L'offensiva austriaca nel Trentino viene descritta con sufficiente imparzialità e spesso appaiono immagini suggestive descritte in margine alle operazioni militari. In particolare molto bella è la descrizione dell'abbandono della cittadina di Arsiero prima della occupazione austriaca;

Barres Maurice, DIECI GIORNI IN ITALIA (Firenze, Libreria Internazionale 1917) che presenta una interessante osservazione del gen. Cadorna pregna di notevole ottimismo sul fallimento dell'offensiva appena iniziata il 15 maggio 1916;

Vivian Herbert M. A., ITALY AT WAR (London, Toronto, Dent 1917) viaggiatore, storico e scrittore di libri a carattere etnografico che gli valsero il cavalierato montenegrino e l'ordine di ufficiale serbo di Takovo. Vivian scrisse una memoria di viaggio molto vivace parlando anche della Strafexpedition a pag.151 XVII. THE AUSTRIAN RAID;

Barzini Luigi, LA GUERRA D'ITALIA (gennaio-giugno 1916), (Milano ,Treves 1917) cronache di guerra del famoso giornalista;

Fraccaroli Arnaldo, L'INVASIONE RESPINTA (aprile-giugno 1916) (Milano, Treves 1916) diario di inviato al fronte. Resta un lavoro scritto di getto obbedendo ai canoni della propaganda e intriso di luoghi comuni che ne diminuiscono il valore storiografico. Ad esempio quando descrive i contadini dell'alta Val Leogra e di Valli dei Signori   (l'attuale Valli del Pasubio) intenti al lavoro dei campi sotto il bombardamento degli obici pesanti, l'autore si scontra contro le stesse testimonianze orali della gente del luogo (N.d.R.- sgomberata per lo più in provincia di Padova dopo la perdita italiana del Col Santo - testimonianza di Maria Stella Roman età 92 di Valli del Pasubio ed abitante ora a Valdagno).

BIBLIOGRAFIA

1) Isnenghi Mario - Il mito della Grande Guerra, Bari, Laterza 1970;
2) Fussell Paul - La grande guerra e la memoria moderna Bologna, Il Mulino, 1984;
3) Rohwer Jürgen - Neue Forschungen zum Ersten Weltkrieg Literaturberichte und Bibliographien, Koblenz, B.Graefe Verlag 1985;
4) Cru Jean Norton - Temoins, Paris, Les Etincelles 1929;
5) Enser A.G.S: - A subject bibliography of the First World War, books in english 1914-1978, London, Deutsch A. Ltd. 1979;
6) La grande Guerra: tante storie -  in Passato e Presente, gennaio-aprile 1986, pag.9-22, Firenze, La Nuova Italia;
7) Leoni Diego, Zadra Camillo (curatori) -  La Grande Guerra, esperienza, memoria, immagini, Bologna, Il Mulino 1986;
8) Biblioteca civica di Schio - Bibliografia sulla Grande Guerra nel vicentino, Schio 1988;
9) Susani Luigi - Bibliografia militare italiana della guerra 1915-1918 in questo ultimo quadriennio (gennaio 1930-ottobre 1933) in Rivista Militare Italiana anno VII, ottobre 1933 n.9, pag.1799-1817;
10) Catalogo bibliografico della Guerra Mondiale 1914-1918 (con una notizia sulle raccolte documentarie dell'archivio di guerra, Milano, Biblioteca Archivio del Museo del Risorgimento 1939);
11) Bibliographie zur Geschichte Österreichs-Ungarn im Weltkrieg 1914-1918, Stüttgart, Weltkriegsbücherei 1934;

 

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