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L'OFFENSIVA AUSTRIACA DI MAGGIO 1916

      

         

 

     

STRAFEXPEDITION
maggio - giugno 1916


 Nonostante la tradizionale avversione per l'Austria, nel 1882, l'Italia aveva aderito alla Triplice Alleanza per reazione all'occupazione francese della Tunisia e per vincolare Vienna a mantenere lo status quo nei Balcani. Il patto, successivamente rinnovato alle varie scadenze, entrò in crisi in occasione dell'ultimatum inviato dall'Austria alla Serbia nel 1914. Considerandolo un patto difensivo l'Italia si ritenne libera e, di conseguenza, dichiarò il 3 agosto 1914 la propria neutralità. L'anno dopo, precisamente il 26 aprile del 1915 aderì al Patto di Londra per entrare poco dopo in guerra, il 24 maggio, a fianco di Francia e Gran Bretagna, l'Intesa. Le prime operazioni italiane portarono all'occupazione di territorio nell'alto e basso bacino del fiume Isonzo, nonché all'occupazione delle cittadine di Aquileia, Gradisca e Monfalcone. In Trentino le truppe italiane si spinsero nell'alta valle del Chiese sino a Storo e in val di Ledro fino a pochi chilometri da Riva. Vennero inoltre occupate le cime dell'Altissimo in Val Lagarina, la Vallarsa, Borgo Valsugana e, più ad est, Cortina e le Tofane.
Questa a grandi linee la situazione alla vigilia dell'offensiva austroungarica scatenata nel Trentino il 15 maggio 1916 e passata alla storia come Strafexpedition, spedizione punitiva per il presunto tradimento italiano. Dopo un notevole concentramento di uomini e mezzi l'Austria attaccò tra l'Adige e Brenta con l'obiettivo di scendere in pianura attraverso le valli vicentine e di aggirare le truppe dislocate nell'alto Veneto e sull'Isonzo. Un mese dopo l'Austria fu costretta a desistere senza aver conseguito gli sperati risultati. Si trattò di una ritirata strategica ma per il fallimento dei piani d'attacco fu indubbiamente determinante l'accanita e, per certi versi, sorprendente resistenza dell'esercito italiano.
Di questa operazione, la più rilevante dei primi anni di guerra sul fronte italiano, non vi è, da parte austriaca, abbondante materiale memorialistico, peraltro disperso in più nazionalità con difficoltà di traduzione in lingue difficili (boemo ed ungherese), né abbonda quello di lingua tedesca. Testimonianze sono tuttavia reperibili a livello antologico in saggi, riviste militari o storie di unità militari, ma mancano o sono rari i diari autentici di protagonisti al fronte. Indirettamente si possono reperire notizie, dati ed informazioni in fonti spesso troppo inquinate da intenti chiaramente apologetici e perciò poco utili ad una approfondita analisi storica dell'evento.
Ovviamente più conosciuta e facilmente reperibile la memorialistica italiana che tocca quasi tutti i generi dal diario di guerra alla narrazione romanzata, fino ai saggi critici. Il primo dopoguerra vide una immensa fioritura di quaderni, memorie, ricordi e sfoghi polemici culminanti nel tentativo di esorcizzare il simbolo morale del disastro di Caporetto, di cui la Strafexpedition aveva rappresentato un sinistro prodromo. Il regime fascista incoraggiò la produzione di opere inneggianti al valore italiano e di lavori che esaltavano l'apporto della
nostra guerra al conflitto europeo. Tuttavia solo dagli anni '50 in poi si assistette alla raccolta di testimonianze verbali, di storia orale e diari inediti così vivaci da rivoluzionare il concetto stesso della guerra facendone apparire i molteplici lati aberranti, magari con alcuni decenni di ritardo rispetto a paesi come Francia ed Inghilterra. Gli anni sessanta poi maturavano l'ipotesi di una memorialistica troppo elitaria, troppo letteraria e legata a persone istruite, promuovendo la ricerca di storie raccontate a viva voce da chi, allora, non sapeva leggere e scrivere. Anni in cui si tratteggiava la figura di un soldato
per forza, spoglio delle urla eroiche del ventennio, lercio e disfattista, talora triste nella vittoria e felice nella disfatta. Anni in cui si parlava dei profughi, dei prigionieri, dei condannati a morte dai tribunali e delle rivolte militari. Storiografi del "Fu vera gloria?" analizzavano gli eventi cercando di mediare le apoteosi con i beceri commenti della saggistica anglofrancese e gruppi di appassionati e volontari ricercavano i commenti dell'anziano e ne tramandavano i racconti verbali. In questo contesto di polemica storiografica si inserivano numerose ristampe di memoriali di guerra ed addirittura testi inediti venivano dati alle stampe. La storiografia militare, che tanto aveva scritto all'epoca fascista, cedeva il passo alle testimonianze, agli archivi storici ed alla ricerca sociale. C'è da aggiungere che il genere dei diari di guerra in Italia si è spesso scontrato con l'esigenza di una forma stilisticamente pregevole e di facile lettura per cui non pochi evidenziano manipolazioni stilistiche a danno dell'immediatezza e talvolta dell'attendibilità storica. L'esaltazione eroica della guerra spesso affiorante, se non esplicita, nulla toglie in ogni caso al significato di personali memorie.
La Strafexpedition fu un serio tentativo austriaco di infliggere un colpo mortale agli avversari e nel contempo una dura prova di esame delle capacità difensive del giovane esercito italiano. Soprattutto fu uno scontro di eccezionale intensità con molte perdite da ambo le parti.
Certamente non farà a meno il lettore di provare sentimenti di ammirazione e rispetto per i combattenti dell'una e dell'altra parte, ma forse tali sentimenti si accompagneranno anche ad un'amara riflessione per l'alto costo richiesto dalle esigenze o dalle follie della politica e della storia.

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