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ATTIVITA' MILITARE NELLA VALLE DELL'AGNO ALLA VIGILIA DELLA GRANDE GUERRA



Negli anni tra l'annessione al regno d'Italia e la dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria, la valle dell'Agno venne interessata in quanto territorio di confine, oltre che ad opere di fortificazione, anche dalla presenza militare di unità del Regio esercito che vi stazionavano in vari periodi, prevalentemente estivi, e da ricorrenti esercitazioni, anche a fuoco.
Naturalmente l'impatto la visibilità di questa presenza militare non era paragonabile allo sfrecciare attuale degli aerei da combattimento o al rombo delle cannonate dell'artiglieria, tuttavia questa presenza si manifestava in maniera costante, come emerge dalla consultazione delle memorie storiche del 6º reggimento alpini custodite nell'Ufficio storico dello Stato maggiore esercito che mi corre obbligo ringraziare per la consueta cortesia e disponibilità, in particolare il colonnello Nicola Della Volpe e il capitano Filippo Cappellano.
Questa breve esposizione si basa quindi su un frammento di una ricerca più vasta che riguarda le truppe alpine locali ed è iniziata con lo studio del battaglione Bassano nell'ambito delle attività del Centro studi sulla Grande Guerra di Asiago per iniziativa dei proff. Mario Isnenghi e Giorgio Rochat che qui colgo l'occasione per ringraziare per l'instancabile seguito e incoraggiamento.
Necessita qui spendere prima qualche parola su come era impostata allora la difesa del regno. La creazione del corpo degli alpini nel 1882 entrava in un più complesso disegno difensivo delle frontiere alpine. Invece di rinunciare alla difesa delle zone montane dei confini settentrionali per combattere grandi battaglie in pianura con il rischio di dover rinunciare a consistenti parti di territorio, l'idea del capitano Perrucchetti di utilizzare truppe alpine reclutate localmente risolveva il problema della prima difesa dei confini montani permettendo così con le fortificazioni di confine di mobilitare l'esercito. La proposta infatti convinse Ricotti: le popolazioni montanare avevano l'abitudine e la capacità di operare in montagna, oltre che conoscenze oltreconfine (sia per la diffusa attività di contrabbando, sia per il fatto che spesso si recavano all'estero per lavorare).
Non è casuale che ai battaglioni fossero frequentemente attribuiti fin dall'inizio nomi di valle: la dottrina della guerra in montagna all'epoca prevedeva che si combattesse per sbarrare i fondivalle e l'argomento di maggior polemica era se avere forti riserve a scapito degli sbarramenti o viceversa.1Prima della guerra nessuno si sognava di combattere su alte quote permanentemente o con forze rilevanti. Anche alla vigilia della guerra, le norme di combattimento del 1913 prevedevano che gli alpini combattessero sulle cime contro gli alpini avversari e dovevano, paragonati alla cavalleria al piano, "esplorare, coprire, eseguire ardite imprese". Cosicché quando "forti masse di truppe" avrebbero mosso e combattuto lungo le valli, gli alpini, unendo la loro mobilità all'audacia avrebbero potuto "rendere preziosi servizi, prevenendo l'avversario su punti di speciale importanza ed eseguendo attacchi improvvisi sulle retrovie del nemico, sui convogli, sul tergo o sui fianchi delle sue colonne in marcia"2. Soldati o guerriglieri? Evidentemente si era lontani dall'ìmmaginare come si sarebbe in realtà svolta la guerra: la fanteria avrebbe sostenuto buona parte della guerra in montagna, e gli alpini sarebbero stati omologati ad essi, riuniti persino in una divisione per meglio imitare il macello carsico3.
Occorre precisare che l'organizzazione delle truppe alpine era in continua evoluzione in quel periodo: dopo la fondazione nel 1872 il corpo venne rapidamente espanso, geograficamente da ovest verso est.4
Questa fu l'espansione nei vari periodi:

ministero Ricotti5 21 compagnie = 10 battaglioni
1882 - 1887 75  " " = 22   "      " = 7 reggimenti 1910 8 reggimenti = 3 brigate

Un ordine del ministero della Guerra del 4 agosto 1866 per il riordinamento degli alpini dispose la suddivisione del 6º reggimento alpini, eccezionalmente formato da cinque battaglioni, in due reggimenti (6º e 7º). Nel 1885 vi erano infatti in provincia di Vicenza tre battaglioni alpini del 6º reggimento, e cioè il Monti Lessini a Verona, il Val Schio a Valdagno e il Val Brenta a Bassano. Il nuovo 6º ebbe sede a Verona con i battaglioni Verona, Vicenza e Bassano, ognuno con sede nella città omonima. Avviene così un allargamento degli alpini verso oriente che sembra completare le necessità di copertura, ma proprio nel momento in cui l'Italia si è protetta a nord-est con il trattato della Triplice Alleanza del 1882. Questa circostanza è curiosa ed è già stata notata da Rochat nella sua opera sintetica sull'esercito italiano6.
Benché occasionalmente lungo la valle dell'Agno transitassero compagnie di altri battaglioni, fu il battaglione di casa, cioè il Vicenza, che aveva sede di reclutamento nella città omonima, ma sedi estive a Valdagno, in val d'Astico e a Schio e invernale a turno a Verona e Bassano del Grappa - quantomeno all'inizio - a percorrere la valle nelle sue peregrinazioni e a fornire una presenza continua anche se non fissa per buona parte dell'anno.7
I suoi alpini erano reclutati nei mandamenti di Schio (comuni montani), Thiene (comuni montani), Valdagno, Arzignano e Vicenza (comuni montani).
La forza sul piede di guerra del 6º reggimento fu prevista in 63 ufficiali, 2284 uomini. La forza di pace del reggimento era anch'essa regolata da tabelle organiche in 1282 uomini.
La forza iniziale del battaglione prevista era di 20 ufficiali e 757 alpini, e abbiamo una forza presente nel 1886 di 14 ufficiali e 858 alpini.
Le prime "escursioni" come erano chiamate allo le marce avvenivano per compagnia, che si conferma quindi il reparto base di addestramento e di impiego. Queste esercitazioni erano marce definiti "bimensili" di una decina di giorni, più un campo annuale della durata di un mese che aveva luogo nella nostra zona.
La forza dell'intero 6º reggimento al 1º gennaio 1886 era di 2.207 ufficiali e alpini (103 ufficiali) di 1ª categoria delle classi 1861 al 18658. Nel corso dell'anno avvengono i congedi delle classi 1863 e 1864 e l'incorporazione della classe 1886, con una forza presente alla fine dell'anno di 2.234 unità (100 ufficiali). Di un certo interesse la notazione che tra i militari arrivati al reggimento ve ne erano due provenienti dalla reclusione militare e tre dalla compagna di disciplina speciale. Nel corso dell'anno i reparti di disciplina 1ª compagnia carcerati, 1ª reclusi, 1ª di disciplina e 1ª di disciplina speciale ricevono un soldato dal reggimento, mentre uno viene denunciato per diserzione.
In questo primo anno, mentre è dettagliata la forza presente e quella del reggimento passata in congedo illimitato, i morti elencati in servizio sono 16, senza che venga specificata la causa, anche se sullo stato sanitario del battaglione vi è uno specchietto che indica come il battaglione avesse avuto 3 morti, 84 alpini spedalizzati (35 invece al Bassano) e 116 in infermeria (53 al Bassano).
Per confronto constatiamo che il Verona ebbe 119 ricoverati in ospedale, 97 in infermeria e 5 morti. Le affezioni lamentate sono nel periodo invernale febbri tifoidee, malattie a carico dell'apparato respiratorio, morbillo, mentre all'inizio della primavera e in estate "dolori ai piedi e febbri". Complessivamente il 6º reggimento ebbe 495 ricoverati in ospedale, 598 in infermeria e 17 morti.
Nell'addestramento delle reclute spiccano i periodi dedicati all'istruzione formale, ai regolamenti, meno all'uso delle armi. Lo stato sanitario delle reclute è definito "buono" ed esse dimostrarono idoneità fisica alle fatiche della montagna. Disciplinarmente, il personale dimostrò di essere di "buona indole, disciplinato, affezionato e volonteroso nell'apprendere le istruzioni". Una formula per la verità costantemente ripetuta dal compilatore delle memorie storiche che non indica in realtà come si svolgesse l'addestramento, né quali risultati reali conseguisse.
Le memorie storiche del 1887 ci offrono anche un quadro dello stato della forza del 6º reggimento sul piede di pace e anche quindi dei quadri: i sottufficiali sono solo 47 sergenti, ed è evidente che si supplisce con i caporalmaggiori, che sono ben 70 presso le compagnie, senza quindi quelli impiegati nelle maggiorità, come aiutanti di sanità o altro. Per confronto, gli ufficiali del reggimento sono 60.
I mandamenti di reclutamento rimangono gli stessi.
Per le escursioni, rileviamo come nel 1887 la 59ª compagnia fosse nel periodo di luglio a Campogrosso e toccasse nel suo itinerario anche il boale di Campiglia, il passo dell'Ometto, baita val Caprara, Valle dei Signori, contrada Alba, Arsiero, Laghi, Tonezza, malga Campolongo, e tornasse a Valdagno tornando per Schio, Staro, Recoaro Terme, Recoaro.
La forza presente del reggimento al 31.12 passa a 1.281 ma calano gli ufficiali a 72. Sono incorporati 446 soldati della classe 1867 di cui 209 dal distretto di Vicenza. I morti sono 31 e non vi sono militari passati alle compagnie di detenzione, disciplina, ecc, solo un denunciato per diserzione.
Il Bassano nel 1887, rispetto al reggimento: 72 ospedalizzati, 62 ricoverati in infermeria ma anche 7 morti, tutti per malattia (589, 355 e 31 le cifre a livello reggimento). Le malattie erano rigorosamente le solite.
Sono gli anni delle prime avventure africane e il reggimento aveva inviato a Massaua la 56ª compagnia del Vicenza (con la 69ª del 7º alpini). Si noti che l'impiego di alpini nel Corno d'Africa dovrebbe scatenare almeno altrettante critiche di quelle sollevate dal loro impiego in pianura in Russia.
Nell'aprile del 1988 la 60ª compagnia soggiorna d'estate a Recoaro, mentre la 61ª è a Valdagno e da qui parte per Schio passando per Baresei, Vasellari (?), passa a Staro e Valli, dopodiché arriva a Schio. È l'anno in cui il battaglione effettua le esercitazioni di tiro a Recoaro nei giorni 3, 4 e 5 giugno in località , poi prosegue le escursioni verso Storti, Merendaore, passo della Lora. La 60ª compagnia soggiorna a contrada Bruni.
In generale negli anni '90 si passa ad una serie di esercitazioni estive in Piemonte e val d'Aosta - in quanto in quel periodo, come del resto per buona parte degli anni dall'Unità alla Grande Guerra, il nemico principale era la Francia. Nel 1890 le sedi estive delle compagnie sono le stesse, ma il comando battaglione è a Schio.
Ecco come era lo stato sanitario del Vicenza rispetto al 6º reggimento nel 1890 fu (tra parentesi il Bassano):

ricoverati in ospedale 81 (92) 342
in infermeria 53 (75) 252
morti 4 (1)   11
Interessa constatare le cause di morte indicate dalle memorie storiche (cosa che non sempre avviene): si tratta di malattie come febbri tifoidee, pleuriti e polmoniti. Tra le altre malattie non mortali figurano febbri tifoidee, affezioni gastroenteriche e reumatiche.
Le escursioni primaverili non trascurano però la valle dell'Agno. La 61ª del Vicenza proveniente da Verona si inerpica per Tregnago, Vestenanuova e per Crespadoro, va a Marana e scende a "Maglio Superiore-San Quirico", quindi arriva ad Arsiero e per passo Xon e Valli dei Signori. La 60ª invece non fa mancare la sua presenza a Recoaro il 1º maggio, da dove per Rovegliana e Fonte Civilllna si porta a Schio.
Nel 1891, su disposizione del ministero della Guerra, vengono costituiti un plotone allievi ufficiali di complemento e un plotone allievi sergenti per la classe di leva 1871. In quell'anno diventò ministro della Guerra Luigi Pelloux, che intendeva portare la ferma a due anni, ma per non violare il tabù della regola dei tre anni ricorse ad espedienti come congedi anticipati e ritardi nelle chiamate. Viene introdotta la categoria unica che innalza il tasso di militarizzazione a 27,04%.9
Nel 1892 il Vicenza ha come sede estiva Aosta, il Bassano invece rimane tra Asiago, Bassano e Verona. Questo è il primo anno in cui le memorie forniscono la forza presente delle compagnie del Vicenza:
ufficiali truppa
59ª 5 74
60ª 4 71
61ª 4 73
In tutto il reggimento conta solo 77 ufficiali e 876 alpini. Tra i militari ceduti nell'anno da parte del reggimento vi sono due morti e un soldato restituito al distretto militare di Messina "perché di mandamento non reclutato dagli alpini".
In compenso da quest'anno le memorie si fanno meno dettagliate, ad esempio non viene dato computo delle ore di addestramento delle reclute.
Lo stato sanitario del Vicenza riferito al reggimento fu (Bassano):

ricoverati in ospedale 52 (87) 283
in infermeria 61 (83) 273
morti 2  (2)    7
Compare la solita frase "Le morti avvennero tutte per cause di malattie" febbri tifoidee, meningite, ileo-tifo, tisi galoppante, tubercolosi polmonare e due per commozione viscerale. Malattie dominanti in inverno erano le affezioni reumatiche e molti casi di ileo-tifo in giugno, affezioni gastrointestinali in luglio e febbri infettive in ottobre.
Per un periodo di circa dieci anni, fino al 1902, la maggior parte delle maggiori esercitazioni estive avviene alla frontiera occidentale, una evidente indicazione dello stato dei rapporti internazionali dell'Italia liberale. Già nel 1899 assumono aspetto di esercitazioni combinate sul Grappa e poi nella piana della Marcesina, con il Vicenza e l'artiglieria, quindi nelle valli dell'Astico, del Leogra e del Posina. Da segnalare le prove del Vicenza che tenta di utilizzare parapetti di neve con prove di penetrazione dei proiettili.
Evidentemente il riavvicinamento alla Francia comporta un diverso dislocamento delle risorse militari italiane nei primi anni del '900.
Ha scritto Del Negro che la pianura padana e in particolare il Veneto sentirono in crescente misura la pressione dell'apparato militare sul paese, "segnando nel 1912-1914 un tasso di militarizzazione del 43,3%, un indice superiore di quasi 19 punti rispetto a quello riscontrato nel 1905-1907".10
Vediamo ora i tre anni precedenti la guerra, quando si nota un cambiamento nelle abitudini delle truppe riguardo alla loro presenza sul territorio.
All'inizio del 1912 il battaglione è stanziato a Verona, salvo la 61ª compagnia che è a Schio. le escursioni invernali di febbraio sono effettuate nella zona del battaglione che si trasferisce a maggio nelle sedi estive, ovvero, comando, Nucleo Milizia Mobile e 60ª a Schio, mentre la 61ª si porta a Recoaro e la 59ª a Velo d'Astico.
Le esercitazioni vedono la presenza del battaglione soprattutto tra Pasubio e val d'Assa, ma anche una esercitazione più grande ad Arsiero, per poi trasferirsi ancora in Carnia per esercitazioni più complesse.
Nel febbraio 1913 il battaglione Vicenza si trovava a Verona. Le escursioni invernali comportano lo studio delle valli dell'Agno, del Leogra e non sono meglio precisate, mentre la dislocazione estiva assunta in maggio vede la 59ª a Valdagno con il Nucleo Milizia Mobile e le mitragliatrici, la 60ª è a Recoaro e la 61ª a Velo d'Astico.
Il battaglione partecipa a esercitazioni di brigata in Carnia ma in settembre, al rientro a Verona, la 59ª compagnia, il Nucleo Milizia Mobile e le mitragliatrici sono distaccate a Valdagno. Il secondo periodo delle "grandi escursioni" vede "Il battaglione con la 57ª [distaccata dal Verona] si reca nella regione del Chemperle (Valli di Agno) per esercitazioni di tiri collettivi e di esercitazioni a compagnie contrapposte".
Da maggio a luglio la 59ª compagnia costituisce un distaccamento di un ufficale e 30 alpini con due muli per lavori d'alta montagna nella regione Forni Alti-Monte Alba.
Il reggimento ha una forza totale di 2.844 uomini alle armi e 3.152 in congedo illimitato. 64 sono gli ufficiali in servizio e cinque di complemento, i sottufficiali sono 58.

È interessante notare come nel 1914 la sede invernale del battaglione sia Verona, ma la 59ª compagnia resta a svernare a Valdagno. A febbraio la compagnia effettua una escursione per Magrè, S.Rocco fino a Schio, per poi tornare via Recoaro, Posina, Arsiero, Schio. Il reparto poi si sposta da maggio a Recoaro, mentre a Valdagno arriva il comando di battaglione e la 61ª compagnia. Compare una 59ª compagnia bis che in maggio è a Valdagno, mentre il resto del battaglione è in ordine pubblico.
Anche le escursioni del Bassano si svolgono lungo nella zona Bassano-Lugo-Valli dei Signori-Schio-Caltrano-Asiago (invernale). Compagnie salgono anche sull'altopiano di Tonezza e nell'alta valle dell'Agno.
Le grandi manovre estive avvengono invece sui monti Lessini. Il reggimento ha una forza totale di 1.889 uomini, dei quali 78 ufficiali in servizio e sei in congedo.
Si può segnalare a margine che continuano con una certa frequenza gli impegni di ordine pubblico: in aprile il comando del battaglione e le compagnie 59ª e 60ª furono mandate a Corato, vicino Barletta, dove lo stato maggiore del Vicenza fece uso delle armi prendendo parte "alla repressione di tumulti di numerosa folla", il 1º maggio 1914. In giugno poi gli stessi reparti effettuarono ordine pubblico anche ad Ancona.

Spunti che ricaviamo dalla ricerca:


Naturalmente quello che emerge da questa ricerca investe fino a un certo punto la valle dell'Agno e i suoi soldati. certo la loro presenza nel battaglione Vicenza era significativa, ma per avere dati più precisi e attinenti occorrerebbe una ricerca ben più vasta che non può esaurirsi con il lavoro di una sola persona. Esempi di ricerche di questo tipo non mancano: segnalo qui quella del Comune di Mogliano Veneto (TV) e di Casalserugo (PD).11
L'individuazione dei comuni di reclutamento nella valle del battaglione consentirebbe di esaminare i monumenti comunali e frazionali e le lapidi dei caduti, incrociando i nomi con quelli delle liste di leva e con i fogli matricolari che si possono consultare all'Archivio di Stato di Vicenza. Da questi si potrebbe dedurre non solo uno spaccato della valle dell'Agno militare, ma anche della società del tempo e di conseguenza un lavoro di questo tipo - indubbiamente ampio e che necessiterebbe anche di una qualche assistenza finanziaria - potrebbe essere oggetto di qualche premio per borsa di studio da parte dei comuni della valle.


Note:
1 Pierluigi Bertinaria, La guerra in montagna: filosofia, principi, tecniche, in: La guerre et la montagne, Actes du XVII colloque CIHM, Berne, 1993, vol. I, pp. 19-40.
2 Ministero della Guerra, Circolare n. 132, Norme per il combattimento, Roma, Voghera, 1913
3Naturalmente il riferimento è alla battaglia dell'Ortigara, nella quale gli alpini furono lanciati all'assalto gomito contro gomito riuniti nella 52ª divisione, provocando l'enorme salasso della specialità che ne è risultato.
4 Emilio Faldella, Storia delle truppe alpine 1872-1972, 3 voll., Milano, Ana, 1972; Gianni Oliva, Storia degli alpini, Milano, Rizzoli, 1985.
5 V. Filippo Stefani, La storia della dottrina e degli ordinamenti dell'esercito italiano, vol. I, Dall'esercito piemontese all'esercito di Vittorio Veneto, Roma, Ussme, 1984, capitolo XI. Per il ministero successivo di Cesare Ricotti Magnani v. il classico studio di Nicola Labanca, Il generale Cesare Ricotti e la politica militare italiana dal 1884 al 1887, Roma, Ussme, 1986.
6 Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, Torino, Einaudi, 1978, p. 104, nota 25.
7 Le notizie che segiono sono in massima parte tratte da Archivio Ufficio storico Stato maggiore esercito (Aussme), Memorie storiche 6º reggimento alpini, voll. 0160 (1886-1891) e 0161 (1892-1925). Per il battaglione Vicenza si veda Franco Brunello, Battaglione alpini "Vicenza", Schio, Pasqualotto, 1981 (ristampato G. Rossato editore).
8 Le categorie erano tre e variarono nell'Italia liberale perché la II venne soppressa due volte. Alla I appartenevano coloro che erano giudicati idonei alla visita di leva e che per sorteggio entravano nella categoria la cui consistenza era decisa dalla legge sull'ordinamento. Alla seconda appartenevano gli idonei in eccesso alla I che venivano sorteggiati con numeri alti; alla III coloro che pur essendo idonei non prestavano servizio per problemi di famiglia.
9 Piero Del Negro, La leva militare in Italia dall'Unità alla Grande Guerra, in: Esercito, stato, società. Saggi di storia militare, Bologna, Cappelli, 1979, p. 218.
10 Del Negro, La leva militare in Italia dall'Unità alla Grande Guerra, cit., p. 230.
11 Ringrazio Franco Cabrio per le notizie sul lavoro di Mogliano e Emilio Pastore per la ricerca sui caduti di Casalserugo che ha originato il volume Emilio e Stefano Pastore, Giovani che non tornarono, ANCR casalserugo, 1998.


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